Leggere quel contratto fu più doloroso che vedere la falsa firma sulla prima pagina.
La Stanza delle Bussole sarebbe diventata un semplice nome sui volantini, mentre lezioni, pasti e personale sarebbero passati gradualmente a Orienta.
Le famiglie avrebbero continuato a riconoscere il nostro simbolo, senza sapere che il progetto era stato svuotato.
Era scritto che la transizione avrebbe consentito maggiore efficienza.
Io conoscevo il significato concreto di quella formula.
Rosa avrebbe perso il lavoro perché Orienta disponeva già di una ditta per le pulizie.
Nadia avrebbe dovuto accettare un contratto diverso o andare via.
Le famiglie beneficiarie della gratuità sarebbero entrate in una lista di agevolazioni soggette a revisione.
«Se il consiglio avesse davvero approvato tutto», chiesi a Micol, «sarebbe stato comunque possibile contestarlo?»
«Bisognerebbe esaminare lo statuto, le condizioni del finanziamento e il conflitto d’interessi», rispose.
«Ma qui stiamo verificando qualcosa di precedente: la decisione, come risulta scritta, potrebbe non essere mai stata presa.»
Nadia non riuscì a trattenersi.
«Hanno usato i bambini come motivo per toglierti la direzione. Adesso vorrebbero usarli per vendere l’intero progetto.»
«Non parlare di vendita finché non sappiamo con precisione che cosa volevano ottenere», la interruppe Micol.
«Le parole devono essere all’altezza dei documenti.»
Fuori dallo studio, Nadia mi abbracciò con una forza che non le conoscevo.
«Quante volte ti ho detto che eravamo troppo impegnate per le riunioni? Anche io ho lasciato fare.»
«Non sei tu ad aver inventato quel verbale.»
«Lo so. Ma non voglio che fra un anno qualcuno ci ritrovi nella stessa situazione con nomi diversi.»
Aveva ragione.
La vergogna per il mio rimborso irregolare non doveva diventare una ragione per smettere di chiedere controlli.
Doveva cambiare il modo in cui avremmo gestito le cose, qualunque fosse l’esito.
Il consiglio convocò una nuova assemblea per la settimana seguente.
Nel frattempo Micol trasmise ai soci una sintesi verificata: le contabili bancarie, le autorizzazioni effettive, la mancanza di una convocazione relativa al tre luglio e l’esistenza del legame societario con Valeria.
Precisò che erano in corso ulteriori accertamenti sui servizi fatturati.
Fu allora che Enrico venne a cercarmi.
Non si presentò a casa.
Mi aspettò fuori dal circolo di quartiere, seduto su una panchina bagnata, finché l’ultimo bambino non fu tornato dalla sua famiglia.
«Posso parlare con te?», chiese.
Gli indicai Nadia, che stava chiudendo le finestre.
«Lei rimane.»
Lui annuì.
Sembrava invecchiato in dieci giorni.
«Non pensavo che sarebbe andata così», disse.
«Ma sapevi dove andavano i pagamenti.»
Non rispose immediatamente.
Lui guardava il cortile vuoto, dove qualcuno aveva disegnato una pista con il gesso.
«Quando abbiamo perso due sponsor, Valeria mi ha proposto un accordo. Diceva che Orienta avrebbe anticipato servizi e personale, e che i contributi sarebbero tornati sotto forma di attività. Io volevo tenere aperto il centro.»
«Allora perché far risultare dei viaggi mai avvenuti?»
Enrico si strofinò gli occhi.
«All’inizio mi ha parlato di costi preparatori. Poi i pagamenti erano già partiti. Mi sono detto che sarebbero stati compensati da altre prestazioni.»
«E quando ti sei accorto che non funzionava?»
Lui rimase zitto abbastanza a lungo da darmi una risposta.
«Quando è arrivata la lettera della fondazione», disse infine.
«E hai scelto di accusare me.»
«Ho pensato che una gestione nuova avrebbe guadagnato tempo.»
«Hai esibito una carta con la mia firma.»
«Non l’ho preparata io.»
«Ma l’hai mostrata.»
Abbassò la testa.
Non gli chiesi di inginocchiarsi, di pregarmi o di chiamarmi ancora amica.
Avevo trascorso giorni a immaginare quella conversazione e ora scoprivo che una spiegazione non cancellava una scelta.
«L’ho mostrata», ripeté.
Gli dissi che avrei riferito la conversazione alla revisora e che avrebbe dovuto fare altrettanto, con un legale, attraverso i canali appropriati.
Non potevo offrirgli una promessa di perdono in cambio di informazioni.
Non volevo nemmeno diventare la persona che decideva privatamente quali fatti meritassero di restare nascosti.
Prima di andarsene si fermò davanti alla porta.
«La ricevuta dei pasti», disse. «Non sono stato io a mandartela.»
«Non cambia quello che ho fatto.»
Mi guardò con una specie di sorpresa.
Forse si aspettava che gli chiedessi il nome di chi voleva ricattarmi.
Non lo feci.
Quella notte rimasi sveglia a preparare quello che avrei detto all’assemblea.
Scrissi tre versioni, tutte troppo lunghe.
La prima era piena di accuse.
La seconda era una difesa dettagliata della mia vita, come se anni di gentilezza potessero sostituire un controllo bancario.
La terza era una lista di scuse che non dovevo pronunciare al posto di altre persone.
Alla fine rimase una sola pagina.
Cominciava così: «Ho commesso un errore contabile e lo riconosco.
Non ho disposto i tre pagamenti contestati.
Chiedo che entrambe le cose siano valutate con documenti e regole uguali per tutti.»
Prima di piegarla chiamai Rosa.
Le spiegai che l’indagine interna non aveva bisogno di una nuova dichiarazione di Lea e che nessuno avrebbe dovuto trascinarla davanti ai soci.
Rosa pianse senza fare rumore.
«Lei pensa di aver salvato te», mormorò.
«Allora aiutami a farle capire che a salvare i bambini devono pensarci gli adulti.»
Il giorno prima dell’assemblea, Micol ricevette infine il riscontro dei servizi fatturati: il fornitore indicato come esecutore dei viaggi dichiarava di non averli svolti e di non aver stipulato alcun contratto con il nostro centro.
La verifica finanziaria e quella operativa cominciavano a raccontare la stessa storia.
Micol mi disse che quei documenti sarebbero stati presentati ai soci e poi valutati dagli organi competenti.
Per la prima volta mi domandai non se sarei stata creduta, ma se sarei riuscita a parlare senza provare piacere nel vedere qualcuno distrutto.
L’assemblea del giorno seguente avrebbe misurato anche quella parte di me.
Per sapere quale decisione presero i soci davanti alle prove, prosegui con la Parte 7.













