Andrea non entrò in casa.
Restammo sul vialetto, con la porta socchiusa alle mie spalle e il rumore di una macchina che passava lentamente in fondo alla strada.
«Quando dici che spostava i dettagli, cosa intendi?» domandai.
Lui si infilò le mani nelle tasche. «Bianca non inventa sempre da zero. È questo che rende tutto più difficile. Prende una cosa vera e le costruisce intorno qualcosa che non lo è.»
«Fammi un esempio.»
Andrea esitò. «Durante il nostro matrimonio avevo una collega con cui lavoravo spesso. Una sera le scrissi che avremmo dovuto parlare da soli di un problema in ufficio prima di una riunione. Bianca trovò quel messaggio. Tolse dalla conversazione le righe prima e dopo e lo mandò a sua sorella dicendo che io avevo una relazione.»
«L’avevi?»
«No.»
«E dovrei crederti perché sei il suo ex marito?»
«No.» Andrea sostenne il mio sguardo. «Dovresti credere a ciò che riesci a verificare.»
Quella risposta mi piacque meno di una difesa accesa, perché era ragionevole.
«Perché sei venuto qui?»
«Perché ieri sera Bianca mi ha chiamato furiosa. Ha detto che tu l’avevi umiliata davanti a tutto il quartiere e che tuo marito era un codardo. Poi ha aggiunto che finalmente ti aveva fatto dubitare di lui.»
Sentii un gelo salirmi lungo la schiena.
Andrea continuò: «Conosco quel tono. Non le interessa più Enrico, ammesso che le sia mai interessato. Adesso vuole vincere contro di te.»
La porta alle mie spalle si aprì del tutto.
Enrico comparve nel corridoio, con i capelli ancora bagnati.
«Chi è?»
Andrea si presentò senza imbarazzo. Enrico lo riconobbe dal cognome e il suo volto si chiuse.
«Credo sia meglio che tu vada», disse.
«Va bene.» Andrea fece un passo verso la sua auto. Poi si fermò. «Solo una cosa. Se Bianca vi mostra un messaggio, guardate data, ora, numero e conversazione intera. Non accontentatevi di uno screenshot.»
Quando se ne andò, Enrico rimase sul vialetto con me.
«Non mi piace che venga qui a parlare della sua ex.»
«Neanche a me.»
«Allora perché lo hai ascoltato?»
«Perché ieri sera tu hai esitato quando ti ho chiesto se eri mai stato solo con Bianca.»
Enrico abbassò gli occhi.
Quella volta non aspettai.
«Dimmi la verità adesso.»
Lui respirò profondamente. «L’ho incontrata una volta.»
Le parole mi colpirono con una precisione quasi fisica.
«Dove?»
«Al bar vicino al mio ufficio.»
«Quando?»
«Tre settimane fa.»
La stessa settimana del messaggio mostrato da Bianca.
«Perché?»
«Per dirle di smetterla.»
Risi senza divertimento. «Non potevi farlo davanti a me?»
«Avevo paura che diventasse una guerra tra voi due.»
«E quindi hai deciso di gestirla da solo.»
«Pensavo di chiudere la cosa.»
«Quanto è durato?»
«Dieci minuti. Forse quindici.»
«Chi ha proposto l’incontro?»
Enrico rimase in silenzio un secondo di troppo.
«Io.»
Mi allontanai di qualche passo.
«Hai appena passato settimane a dirmi che non c’erano zone grigie.»
«Laura, non è successo niente.»
«Non sto dicendo che sia successo qualcosa.»
«Allora qual è il problema?»
«Che me l’hai nascosto.»
La frase lo fermò.
Non mi interessava, in quel momento, se avesse preso un caffè con Bianca o fosse rimasto seduto per dodici minuti su una sedia di plastica. Mi interessava che, quando avevamo fatto il nostro accordo, lui sapesse che mancava un pezzo.
Entrammo in casa.
Enrico prese il telefono, aprì il calendario e mi mostrò un appuntamento segnato quel giorno alle 17:30: “B. Bar Mazzini”.
«Non l’ho cancellato.»
«Perché avrei dovuto guardare il tuo calendario?»
«Non lo so. Voglio solo farti capire che non stavo cercando di costruire una doppia vita.»
«Non serve una doppia vita per rompere un accordo.»
Enrico si sedette al tavolo.
«Hai ragione.»
La sua resa mi tolse parte della rabbia, ma non la ferita.
«Cosa le hai detto?»
«Che i messaggi dovevano finire. Che non mi interessava. Che eri mia moglie e che non avevo intenzione di alimentare nessun gioco.»
«E lei?»
«Ha riso. Ha detto che se davvero non mi interessava non sarei andato da solo.»
La stessa logica che aveva usato nei messaggi.
«Poi?»
«Me ne sono andato.»
«Ti ha scritto dopo?»
«Sì.»
Enrico aprì una vecchia notifica archiviata. Bianca aveva scritto: “La prossima volta scegli un posto più romantico.” Lui non aveva risposto.
«Perché questo non era tra le stampe?» chiesi.
«Perché avevo archiviato la chat quel giorno. Quando abbiamo guardato insieme, siamo partiti dai messaggi più recenti.»
Mi sedetti di fronte a lui.
Adesso avevo due problemi diversi. Il primo era Bianca e il messaggio che sosteneva di avere. Il secondo era mio marito, che aveva fatto qualcosa di probabilmente innocente nel modo peggiore possibile.
«La frase dello screenshot», dissi. «Hai mai scritto: “Possiamo parlare da soli?”»
Enrico pensò a lungo. «Non ricordo di averglielo scritto. Le ho detto a voce, al cancello, che volevo parlarle senza fare una scena davanti a te. Potrei averle mandato l’indirizzo del bar, ma quella frase non mi sembra mia.»
«E “Meglio se Laura non lo sa”?»
«Mai.»
Quella risposta arrivò senza esitazione.
Presi il telefono e scrissi a Bianca.
“Voglio vedere la conversazione completa, non lo screenshot. Oggi, alla luce del giorno. Senza pubblico.”
La risposta arrivò quasi subito.
“Adesso ti interessa la verità?”
Digitai: “Sì.”
Tre puntini comparvero sullo schermo, sparirono, ricomparvero.
Poi Bianca scrisse:
“Alle 18. Nel mio giardino. Vieni senza Enrico.”
Mostrai il messaggio a mio marito.
«Non ci vai da sola», disse.
«Ci vado.»
«Laura.»
«Non per crederle. Per vedere cosa fa quando non ha nessuno da impressionare.»
Enrico aprì la bocca per protestare, ma lo fermai.
«E tu, per una volta, non devi proteggermi da quello che pensi che potrei sentire.»
Alle diciotto meno cinque attraversai il vialetto.
Bianca era già seduta sotto il pergolato con il telefono sul tavolo.
Quando mi vide, non sorrise. Sul tavolo aveva due bicchieri d’acqua, ma soltanto uno era stato toccato. Accanto al telefono c’era una cartellina trasparente piena di fogli. Non sapevo se fosse teatro o se avesse preparato davvero qualcosa da mostrarmi.
Mi sedetti senza togliere la borsa dalla spalla.
«Non sono venuta per litigare.»
«Neanch’io.»
«Sono venuta per vedere la conversazione completa.»
Bianca appoggiò due dita sul telefono, quasi volesse ricordarmi che era ancora lei a decidere cosa avrei visto.
«Finalmente», disse. «Adesso possiamo parlare da mogli.»













