«Emma, diglielo. Di’ a Luca quello che hai sentito.»
Vanessa Bellini mi indicò davanti a trentadue invitati, come se fossi un oggetto che poteva usare a suo piacimento.
Indossava un abito da sera rosso. Accanto a lei, Marco Santori, il direttore dei ristoranti di Luca Moretti, aveva il volto pallido.
«Marco ha ordinato una cena per cinquanta persone», annunciò Vanessa. «Ma siamo soltanto trentadue. Un errore da novemilaseicento euro.»
Marco scosse la testa.
«Non ho mai confermato cinquanta persone.»
Vanessa si voltò verso di me.
«Emma era nel corridoio di servizio. Ha sentito tutto. Vero, Emma?»
Guardai Marco. Poi Luca, seduto a capotavola.
«Ho sentito qualcosa», risposi.
Vanessa sorrise.
«Bene. Allora parla.»
Presi fiato.
«Ma non è successo quello che sta raccontando lei.»
Il sorriso le scomparve dal viso.
Mi chiamo Emma Rinaldi. Ho ventotto anni e lavoro da undici mesi nella villa di Luca Moretti, sul Lago di Como.
Luca possiede diversi ristoranti nel Nord Italia. È un uomo potente, circondato da persone che preferiscono non fargli troppe domande.
Vanessa è la sua fidanzata.
Per lei sono soltanto una domestica. Pulisco le stanze, porto la biancheria e preparo tutto ciò che serve quando arrivano gli ospiti.
Non mi ha mai chiesto dove sono cresciuta.
Se lo avesse fatto, avrebbe saputo che mia madre ha gestito una piccola trattoria italiana a Nizza per ventisei anni.
In casa parlavamo italiano. Fuori parlavamo francese.
E io capisco entrambe le lingue perfettamente.
Tre ore prima della cena stavo attraversando il corridoio di servizio con una pila di tovaglioli puliti.
La porta della saletta riunioni era socchiusa.
All’interno c’erano Vanessa e Marco.
«Quando Luca te lo chiederà, dirai che hai contato cinquanta persone.»
Vanessa parlava in francese.
Mi fermai.
Marco rispose sottovoce, sempre nella stessa lingua.
«Ma sei stata tu a cambiare il numero.»
«Non importa.»
Poi Vanessa aggiunse che un errore da 9.600 euro sarebbe bastato a far sembrare incompetente chiunque.
Marco si rifiutò di assumersi la responsabilità.
Vanessa cambiò tono.
«Se vuoi continuare a lavorare per Luca, farai quello che ti dico.»
Rimasi immobile con i tovaglioli stretti tra le braccia.
Sentii Marco ricordarle che aveva rifiutato di sostituire il catering abituale con quello dell’azienda di suo cugino.
«Perché costa il quaranta per cento in più», disse.
Vanessa non negò nulla.
«Stasera Luca crederà che hai sbagliato tu. Domani presenterai le dimissioni.»
Mi allontanai prima che aprissero la porta.
Avrei voluto raccontare tutto immediatamente. Ma avevo un mutuo da pagare e mio padre aveva bisogno di costose sedute di fisioterapia.
Non potevo permettermi di perdere il lavoro.
Così continuai a servire la cena.
Finché Vanessa non decise di coinvolgermi davanti a tutti.
«Emma, conferma che Marco aveva accettato il numero definitivo.»
Guardai l’uomo che lavorava con Luca da dodici anni. Teneva le mani dietro la schiena. Sembrava esausto.
«No», risposi.
Vanessa aggrottò la fronte.
«Come sarebbe a dire, no?»
«Ho sentito che lei gli ha ordinato di prendersi la colpa.»
Nella sala calò il silenzio.
Vanessa rise nervosamente.
«Una domestica ignorante pretende di sapere cosa ci siamo detti in privato?»
Poi mi chiese con sarcasmo se per caso parlassi francese.
Le risposi proprio in francese.
«J’ai entendu chaque mot.»
Avevo sentito ogni parola.
Vanessa smise di sorridere.
Luca spinse indietro la sedia e si alzò lentamente.
«Emma. Ripeti quello che hai sentito.»
Gli raccontai che Vanessa aveva ordinato a Marco di dichiarare cinquanta invitati, anche se il numero reale era trentadue.
Luca si voltò verso il direttore.
«È vero?»
Marco annuì.
«Mi ha chiamato alle 16:12. Prima ha parlato di quarantotto persone. Venti minuti dopo mi ha detto cinquanta.»
«E tu hai fatto preparare cinquanta coperti?»
«Ho seguito le sue indicazioni.»
Vanessa lo interruppe, accusandolo di mentire.
Ma Marco continuò.
«Mi aveva chiesto di cambiare catering. Ho rifiutato perché l’azienda di suo cugino costava quasi il quaranta per cento in più.»
Luca guardò Vanessa.
«Hai cambiato il numero degli ospiti senza dirmelo?»
«Volevo soltanto organizzare una cena perfetta.»
Marco scosse la testa.
«Volevi che il mio fornitore perdesse l’incarico.»
Vanessa gli rivolse uno sguardo minaccioso.
Luca se ne accorse.
Poi tornò a guardare me.
«Se avevi capito tutto, perché non sei venuta subito a parlarmi?»
Abbassai gli occhi.
«Perché ho bisogno di questo lavoro.»
Vanessa colse l’occasione.
«Ecco! Lo ammette. Sta cercando di approfittarsi della situazione.»
Non risposi.
Infilai una mano nella tasca dell’uniforme ed estrassi il programma della cena che avevo trovato in cucina.
Era piegato in quattro.
Lo aprii davanti a Luca.
«Questo è il numero originale.»
Sul foglio c’era scritto 32, con la grafia di Marco.
Accanto, qualcuno aveva aggiunto 50 con una calligrafia diversa.
Luca fissò i numeri.
Poi guardò Vanessa.
«Tu sapevi già quale cifra avrebbe dovuto dichiarare.»
«Non dimostra niente!»
«Hai persino detto a Marco quanto sarebbe costato quell’errore, prima che la cena iniziasse.»
Vanessa impallidì.
Luca si rivolse al direttore.
«Dov’è il contratto originale del catering?»
«Nel mio ufficio.»
«Portamelo. Voglio anche tutte le modifiche al numero degli invitati.»
Vanessa fece un passo avanti.
«Luca, non vorrai trasformare la nostra cena di fidanzamento in un interrogatorio!»
Lui rimase immobile.
«Non sto indagando sulla cena. Voglio sapere perché hai ordinato a un uomo che lavora con me da dodici anni di mentirmi.»
Si voltò verso gli invitati.
«Nessuno se ne va.»
Poi tirò indietro la sedia accanto alla sua.
Mi guardò.
«Emma, siediti.»
Rimasi senza parole.
«Signore?»
«Hai passato abbastanza tempo in piedi.»
Infine Luca rivolse lo sguardo a Vanessa.
«Stasera Emma non è una domestica che puoi intimidire.»
Fece una pausa.
«È l’unica persona in questa stanza che ti ha sentita parlare prima che potessi preparare la tua versione dei fatti.»
Vanessa rimase immobile.
Per la prima volta, non aveva una risposta.













