«Papà! La mamma è chiusa là sotto! Ti prego, falla uscire!»
Il grido di Luca interruppe le risate degli invitati.
Un attimo prima, nel giardino della villa sulle colline di Verona, tutti stavano festeggiando. Il sole illuminava i tavoli apparecchiati, i bicchieri tintinnavano e le conversazioni riempivano l’aria.
Poi il bambino era scoppiato a piangere.
Stava indicando una porta chiusa sul retro della casa, quella che conduceva alla vecchia cantina sotterranea.
«La mamma è là dentro!» gridò ancora. «L’ho detto! È là sotto!»
Daniele si voltò immediatamente.
Suo figlio aveva il volto arrossato, il respiro spezzato dai singhiozzi e gli occhi spalancati dalla paura.
«Luca, vieni qui», disse, andando verso di lui. «Che cosa succede?»
Il bambino scosse la testa.
Continuava a indicare la porta.
«Papà, devi aprirla!»
Prima che Daniele potesse rispondere, Elena si fece avanti.
Indossava un elegante abito estivo. Fino a pochi istanti prima aveva conversato con gli ospiti, sorridendo come se niente potesse turbare quella giornata.
Adesso il sorriso le era scomparso.
«Luca, basta», disse. «Stai spaventando tutti.»
Il bambino cominciò a piangere ancora più forte.
«Non sto mentendo!»
Elena si rivolse agli invitati, cercando di riprendere il controllo della situazione.
«Vi prego di scusarlo. È solo agitato. Quella cantina è vuota da anni.»
Alcuni ospiti si scambiarono uno sguardo imbarazzato.
Nessuno sembrava sapere come reagire.
Daniele, invece, non distolse gli occhi da suo figlio.
Si inginocchiò davanti a lui.
«Guardami, Luca.»
Il piccolo provò a fermare i singhiozzi.
«Dimmi esattamente che cosa vuoi che faccia.»
«Apri la porta, papà.»
«Perché?»
«Perché la mamma è chiusa là sotto.»
Daniele rimase in silenzio.
Non era la risposta di un bambino che chiedeva di andare a giocare. Luca sembrava terrorizzato all’idea che suo padre potesse andarsene senza controllare.
«Luca», intervenne Elena, «ti ho già spiegato che là sotto non c’è nessuno.»
«No!»
La risposta del bambino fu così forte che perfino gli ospiti più lontani si voltarono.
«C’è la mamma!»
Elena abbassò la voce.
«Daniele, non possiamo permettere che una fantasia rovini la festa. Quella stanza non viene usata da anni.»
Lui si alzò lentamente.
«Allora non avrai niente in contrario se la apro.»
Elena rimase immobile.
«Che cosa?»
«La cantina. Voglio vedere.»
«È chiusa da anni, Daniele. Non c’è motivo di entrarci.»
«Mio figlio sta piangendo e dice che sua madre è lì dentro. Questo mi sembra un motivo sufficiente.»
Il silenzio diventò pesante.
Un invitato abbassò il bicchiere che teneva in mano. Un altro si spostò per guardare verso il retro della villa.
Daniele prese Luca delicatamente per le spalle.
«Resta qui, lontano dalla porta. Va bene?»
Il bambino annuì, senza smettere di tremare.
«La aprirai davvero?»
«Sì.»
Solo allora Daniele si voltò verso la cantina.
La porta era in fondo a un breve passaggio esterno, protetta dall’ombra della villa.
Era chiusa e sigillata.
Daniele provò a spingerla.
Non si mosse.
Afferrò la maniglia e tirò con forza.
Niente.
Alle sue spalle, Elena parlò nuovamente.
«Hai visto? È inutile. Lascia perdere.»
Daniele non rispose.
Osservò la chiusura, poi si allontanò di qualche passo per prendere un piccone.
Quando tornò con l’attrezzo in mano, gli invitati avevano smesso completamente di parlare.
Elena si fece avanti.
«Daniele, che cosa pensi di fare?»
«Aprire questa porta.»
«Non puoi distruggerla davanti a tutti!»
Daniele la guardò.
«Se è davvero vuota da anni, perché ti preoccupa tanto che io la apra?»
Elena socchiuse le labbra, ma per un momento non disse nulla.
Daniele si voltò nuovamente verso l’ingresso sotterraneo.
Si assicurò che Luca fosse rimasto lontano, poi sistemò la punta del piccone vicino alla chiusura.
Il primo colpo fece vibrare il legno.
Un rumore secco attraversò il giardino.
Qualcuno trattenne il fiato.
«Papà!» chiamò Luca.
«Sono qui, piccolo.»
Daniele fece leva con l’attrezzo.
La porta resistette.
Elena ripeté il suo nome, questa volta con voce più tesa.
Lui continuò.
Un altro strappo.
Il legno scricchiolò.
La chiusura cedette leggermente, lasciando comparire una fessura nera.
Daniele appoggiò il piccone a terra e afferrò il bordo della porta con entrambe le mani.
Tirò.
La porta si aprì quel tanto che bastava per vedere oltre la soglia.
L’interno era immerso nell’oscurità.
Da dove si trovavano gli invitati, non si distingueva nulla.
Daniele si chinò in avanti.
«C’è qualcuno?»
Nessuna risposta.
Per un attimo rimase immobile, cercando di abituare gli occhi al buio.
Poi accadde qualcosa.
Dal fondo dell’apertura comparve lentamente una mano.
Pallida.
Debole.
Le dita si allungarono verso la luce, cercando qualcosa a cui aggrapparsi.
Daniele indietreggiò di mezzo passo per lo stupore.
Il braccio rimase nascosto nell’oscurità.
Ma quella mano era reale.
Gli invitati la videro.
Nessuno parlò.
Daniele rimase a fissarla, con il cuore che gli martellava nel petto.
Alle sue spalle, Luca scoppiò nuovamente in lacrime.
Elena era ancora vicino al passaggio.
Il suo volto aveva perso ogni colore.
La cantina che, secondo lei, era vuota da anni non era affatto vuota.
E qualcuno, dall’altra parte della porta, stava disperatamente chiedendo aiuto.













