Il telefono squillò alle 23:47.
Sofia dormiva sul divano.
Avevamo guardato metà di un film di Natale prima che si addormentasse con la testa sulla mia spalla.
Sul display comparve:
PAPÀ
Lasciai squillare.
Chiamò di nuovo.
Poi una terza volta.
Alla quarta uscii sul balcone.
«Pronto?»
«Che cosa hai fatto?»
Nessun saluto.
Nessun “come sta Sofia?”.
Solo quello.
«Buon Natale anche a te.»
«Non fare la spiritosa, Kate.»
In sottofondo sentivo voci.
Mia madre piangeva.
Elena parlava rapidamente.
Qualcuno continuava a dire che dovevano chiamare un avvocato.
«Teresa ha appena telefonato.»
«Lo immaginavo.»
«Dice che dobbiamo lasciare la casa.»
Guardai attraverso la finestra.
Sofia dormiva sotto una coperta rossa.
«Interessante.»
«Interessante?»
Mio padre quasi gridò.
«Viviamo qui da quindici anni!»
«E Sofia ha undici anni.»
Silenzio.
«Cosa c’entra?»
Chiusi gli occhi.
Quella domanda cancellò l’ultimo dubbio che avevo.
«C’entra perché poche ore fa hai mandato tua nipote a casa da sola.»
«Era una passeggiata.»
«Con il telefono scarico.»
«Non drammatizzare.»
«Con cinque borse.»
«Kate…»
«Di sera.»
«Non è successo niente.»
Quella frase.
La frase preferita delle persone fortunate.
Non è successo niente.
Come se la sicurezza di un bambino potesse essere valutata solo dopo aver scoperto se era stato investito, seguito o ferito.
«Perché l’avete mandata via?»
Mio padre sospirò.
«La situazione era complicata.»
«Spiegamela.»
Silenzio.
«Elena aveva invitato alcune persone.»
«E quindi?»
«Non c’erano abbastanza posti.»
«C’erano diciotto sedie in quella sala l’ultima volta che ho controllato.»
«Non si tratta delle sedie.»
Finalmente.
«Allora di cosa si tratta?»
Mio padre abbassò la voce.
«Elena non voleva tensioni.»
Rimasi immobile.
«Tensioni con chi?»
Non rispose.
Non serviva.
Tre mesi prima avevo avuto una discussione con mia sorella.
Elena aveva chiesto a mia madre di convincermi a firmare come garante per un prestito del marito.
Avevo rifiutato.
Da allora ero diventata, secondo lei, egoista.
Fredda.
Quella che pensava solo a se stessa.
Evidentemente aveva deciso che anche mia figlia dovesse pagare per quel rifiuto.
«Quindi avete punito Sofia perché io ho detto no a Elena.»
«Nessuno ha punito nessuno.»
«L’avete lasciata fuori dalla porta.»
«Stai semplificando.»
«È esattamente quello che è successo.»
Mio padre rimase in silenzio.
Poi disse:
«Parla con tua nonna.»
«No.»
«Kate.»
«La casa non è affar mio.»
Era vero.
Mia nonna Teresa aveva comprato l’immobile quindici anni prima.
I miei genitori raccontavano a tutti che fosse stato un regalo.
Non era mai stato così.
Teresa era rimasta proprietaria.
Aveva concesso loro l’uso gratuito dell’abitazione attraverso un contratto formale, rinnovato nel tempo.
Io non conoscevo tutti i dettagli.
Loro, apparentemente, ancora meno.
«Teresa dice che il contratto scade a marzo e non lo rinnoverà.»
Non provai soddisfazione.
Provai qualcosa di più calmo.
Conseguenza.
«Allora avete tre mesi per organizzarvi.»
«Questa è casa nostra.»
«No, papà.»
Guardai Sofia.
«È la casa dove vivete.»
Riattaccai.
Due minuti dopo chiamò mia madre.
Non risposi.
Poi Elena.
Poi mio zio.
Alle 00:06 arrivò il primo messaggio di gruppo.
Famiglia Bianchi
Mia madre:
Kate, per favore, rispondi.
Elena:
Hai coinvolto la nonna per una stupidaggine.
Mio padre:
Questa cosa sta andando troppo oltre.
Una stupidaggine.
Lessi la parola due volte.
Poi feci qualcosa che non avevo mai fatto.
Scrissi:
Sofia ha undici anni. È stata invitata a Natale, lasciata fuori dalla porta, privata della possibilità di chiamarmi e mandata a casa a piedi da sola. Se per voi questa è una stupidaggine, non abbiamo altro da discutere stanotte.
Posai il telefono.
Alle 00:19 arrivò un messaggio privato di Elena.
Non sai tutta la storia.
Risposi:
Raccontamela.
Comparvero i tre puntini.
Scomparvero.
Tornarono.
Poi:
Matteo e Sofia litigano sempre. Volevo una serata tranquilla.
Fissai lo schermo.
Matteo aveva sedici anni.
Sofia undici.
Le “liti” consistevano quasi sempre in Matteo che prendeva in giro Sofia finché lei gli chiedeva di smettere.
Scrissi:
Quindi hai escluso un’undicenne per evitare che tuo figlio sedicenne dovesse comportarsi bene?
Elena non rispose.
La mattina dopo trovai ventisette messaggi.
Ma ce n’era uno diverso dagli altri.
Era di nonna Teresa.
Domani alle 10 vieni da me. Porta Sofia. Voglio mostrarvi una cosa.













