Il mio cane obbedì a un uomo che non avevo mai visto prima, e lui conosceva esattamente il comando che usavo con lei solo a casa.
Mi chiamo Chiara Ferri, ho trentaquattro anni e vivo a Castelletto, a Genova, con Luna, una meticcia di taglia media che è con me da quattro anni.
Quella sera stavamo rientrando dall’ultima passeggiata. Pioveva, l’androne odorava di pietra bagnata e nell’ascensore c’eravamo solo io e lei.
Vivo all’ottavo piano. Il palazzo è antico, ma l’ascensore è stato modernizzato e ha un piccolo interfono di servizio collegato ai pianerottoli.
Avevo appena premuto l’otto quando una voce maschile uscì dall’altoparlante.
«Luna, seduta. Resta.»
Luna si bloccò all’istante. Si sedette contro la mia gamba sinistra e rimase immobile, proprio come faceva a casa. Io non avevo detto una parola. La guardai, poi fissai il pannello.
«Perché hai obbedito a lui?» mormorai.
La stessa voce rispose: «Scusi?»
Mi si chiuse lo stomaco. Non era solo il fatto che avesse detto “resta”. Aveva usato il nome di Luna e la stessa sequenza che usavo io: prima “seduta”, poi una breve pausa, poi “resta”.
Premetti il pulsante dell’interfono.
«Ripeta quello che ha appena detto.»
Per un istante non arrivò nulla. Luna rimase in piedi accanto a me, le orecchie orientate verso l’altoparlante.
Poi l’uomo ripeté, più lentamente: «Luna… seduta. Resta.»
Prima ancora che finisse, Luna si sedette di nuovo contro la mia gamba e restò ferma, gli occhi puntati verso il pannello. Due volte. Stessa voce. Stesso comando. Stessa reazione.
«Come conosce quel comando?» chiesi.
Nessuna risposta. Sul display si accese il numero sei: qualcuno aveva chiamato l’ascensore da quel piano. Luna si alzò mentre la cabina rallentava e fissò le porte. Io non ero mai stata al sesto piano e non conoscevo nessuno che ci abitasse.
Le ante si aprirono. Sul pianerottolo c’era un uomo sui quarant’anni, camicia chiara e giacca scura, fermo accanto al citofono di servizio. Guardò Luna. Luna rimase immobile a fissarlo. Il suo volto cambiò appena, come se non si aspettasse di trovarmi lì.
Io strinsi il guinzaglio.
«Come fai a conoscere il comando di Luna?»
Le porte rimasero aperte. Lui non rispose.
Se vuoi sapere perché quell’uomo conosceva il comando di Luna, scrivi “Continua” nei commenti. Quando aggiungerò il link alla storia completa, potrò avvisarti.













