La verità raccontata da Luciana non bastava a cancellare ventidue anni di documenti sbagliati.
Laura Galli lo ricordò a Margherita ed Emilia quando tornarono nel suo studio con le copie delle carte.
Occorreva stabilire con precisione che cosa fosse accaduto, quali registrazioni potessero essere rettificate e quali dichiarazioni richiedessero un accertamento ufficiale.
Inoltre, Emilia aveva diritto di decidere quanto della propria storia rendere noto.
«Non voglio che la gente del ristorante scopra tutto da qualcuno che non sono io», disse.
Margherita le promise che non avrebbe raccontato niente senza il suo consenso.
Non chiamò nemmeno i parenti più stretti.
Sapeva quanto potesse diventare invasiva una domanda fatta in buona fede, soprattutto quando conteneva l’aspettativa di una risposta commossa.
Il campione per il test genetico venne raccolto pochi giorni dopo, con il consenso di entrambe.
Nell’attesa, Emilia continuò a lavorare e a vivere con Ada.
Margherita si trasferì temporaneamente da un’amica, portando con sé soltanto una valigia e il medaglione.
Tommaso le scrisse che non poteva cancellare il loro matrimonio per una vicenda del passato.
Lei lesse il messaggio senza rispondere.
Il passato, pensò, era diventato presente nel momento in cui aveva visto quella voglia sulla mano di Emilia.
Si incontrarono più volte in un bar tranquillo vicino ai portici.
All’inizio parlavano soprattutto di cose pratiche: gli orari, le abitudini, i piatti preferiti.
Emilia non sopportava il caffè amaro; Margherita lo aveva sempre bevuto così.
Emilia collezionava cartoline di città che non aveva ancora visitato.
Margherita le mostrò un quaderno dove, anni prima, aveva scritto i nomi di luoghi in cui avrebbe voluto portare sua figlia.
Erano due elenchi diversi e proprio per questo le fecero sorridere.
«Non devi cercare di recuperare ogni compleanno», disse un pomeriggio Emilia.
«Lo so.
Ma qualche volta mi sorprendo a volerlo fare.»
«Io non ricordo niente di quando ero neonata.
Ho ricordi con Ada, con le mie amiche, con la scuola.
Se il test conferma tutto, non significa che quei ricordi spariscano.»
«Non voglio che spariscano», rispose Margherita.
«Vorrei soltanto conoscere quelli che vorrai raccontarmi.»
Quando arrivarono i risultati, Emilia chiese che Ada fosse presente.
Aprirono il documento insieme a casa, sedute attorno allo stesso tavolo dove avevano esaminato i primi atti.
Il test confermava il legame biologico tra Emilia e Margherita con un livello di certezza estremamente elevato.
Emilia lesse il responso da cima a fondo, poi lo passò a sua madre Ada.
Margherita si portò una mano alla bocca.
Le sembrò di poter finalmente pronunciare una frase che aveva aspettato ventidue anni, ma non volle farlo prima della giovane.
«Allora sono davvero tua figlia», disse Emilia.
«Sì», rispose Margherita.
Non si abbracciarono immediatamente.
Fu Emilia, dopo un lungo silenzio, ad alzarsi e avvicinarsi.
Margherita la strinse piano, senza trattenerla più del necessario.
Ada rimase accanto a loro, con gli occhi bagnati e un sorriso stanco.
Emilia tese una mano anche verso di lei.
In quel momento nessuna delle tre dovette scegliere chi escludere.
Quella sera Emilia domandò a Margherita come l’avesse chiamata appena nata.
Margherita esitò prima di rispondere.
«Alba.
Era il nome che avevo scelto con il cuore, prima che tutti mi dicessero che non avrei più avuto bisogno di usarlo.»
Emilia lo ripeté piano, provando a immaginare una persona che aveva portato quel nome soltanto per poche ore.
«Mi piace sapere che esiste», disse.
«Ma mi chiamo Emilia.
Non vorrei che per ritrovarti dovessi smettere di essere me stessa.»
«Non te lo chiederò mai.»
Ada ascoltava dalla cucina.
Quando Emilia tornò da lei, la trovò intenta a sistemare il piatto di una cena che ormai si era raffreddata.
Si abbracciarono senza dire nulla.
Era un gesto antico, e nessuna notizia poteva cancellarlo.
Due giorni dopo, nello studio di Laura, Margherita affrontò Tommaso.
Erano presenti anche Emilia e i rispettivi legali, perché nessuno voleva che l’incontro si trasformasse in una discussione senza testimoni.
Margherita posò davanti al marito il test, la dichiarazione preliminare di Luciana e la copia della firma sul registro d’emergenza.
«Non ti chiederò più se sapevi che era viva», disse.
«Lo so già.
Ti chiedo perché mi hai lasciata andare ogni anno al cimitero.»
Tommaso fissò i documenti.
Aveva preparato una spiegazione sul caos dell’incendio e sul desiderio di tenere al sicuro la bambina.
Quando alzò gli occhi su Emilia, però, quella spiegazione gli morì sulle labbra.
«Pensavo che Margherita mi avrebbe abbandonato», disse.
«Aveva detto che voleva andare dai suoi genitori.
Io ero convinto che, una volta partita con la bambina, non sarebbe tornata.»
«Potevi parlarne con me», rispose Margherita.
«Avresti scelto contro di me.»
«E quindi hai scelto tu per tutte e due.»
Tommaso tentò di attribuire a Luciana la decisione di lasciare la neonata al convento.
Laura gli ricordò che esisteva una firma con il suo nome e che la responsabilità dei diversi atti sarebbe stata valutata attraverso i documenti, non attraverso accuse reciproche.
Lui allora ammise di aver autorizzato Luciana a non comunicare a Margherita la sopravvivenza della bambina.
«Credevo che sarebbe stato per poco», disse.
«Poi eri così distrutta che non riuscivo più a confessare.»
Margherita lo guardò incredula.
«Mi vedevi distrutta e questo ti sembrava un motivo per continuare?»
Tommaso non rispose.
Emilia intervenne per la prima volta.
«Sapevi come mi chiamavo?»
Lui annuì.
«Luciana me lo disse quando Ada presentò i documenti per l’adozione.»
«Quindi sapevi anche che avevo una casa?»
«Sì.»
«E che ero felice?»
«Luciana diceva che stavi bene.»
Emilia abbassò lo sguardo sulle mani.
Quel dettaglio le sembrò insopportabile.
Un uomo che conosceva la sua esistenza aveva lasciato che due donne vivessero private l’una dell’altra e aveva usato la sua felicità per sentirsi meno colpevole.
Tommaso propose di pagare gli studi che Emilia aveva interrotto per lavorare.
Lei rifiutò di discuterne.
Non voleva che il denaro diventasse una scorciatoia per evitare una domanda.
«Non ti sto chiedendo che cosa puoi darmi oggi», disse.
«Ti sto chiedendo perché ci hai tolto ieri.»
Il marito di Margherita abbassò la testa.
Poi, quasi per giustificarsi, ammise un’altra cosa.
«Luciana mi mandava fotografie.
Ogni tanto, negli anni, mi mostrava come cresceva.
Le ho conservate tutte.»
Margherita pensò alle foto di scuola che non aveva mai visto, alle feste che aveva immaginato senza sapere se esistessero davvero.
Quelle immagini erano entrate nella loro casa, forse erano rimaste a pochi metri da lei, mentre suo marito le ripeteva che non c’era più niente da cercare.
Dove aveva nascosto quelle fotografie? Per seguire la scoperta di Margherita, leggi la Parte 6.













