Il numero sconosciuto non aveva risposto alle chiamate successive.
Gli investigatori, però, poterono ricostruirne i contatti e collegarlo ad altri messaggi ricevuti da Giulia.
Paolo Riva aveva chiesto sessantamila euro per smettere di minacciare la rivelazione dell’identità di Nico.
Non era la prima richiesta di denaro: per anni si era fatto pagare per mantenere segreto il luogo in cui viveva il bambino.
Quando Rosa si era ammalata, i pagamenti si erano interrotti.
Giulia gli aveva scritto che non avrebbe più ceduto e che voleva parlare con un avvocato.
Paolo allora aveva prelevato Nico dalla casa di Seregno, promettendogli che avrebbe trovato una persona capace di aiutare Rosa.
Lo aveva lasciato su quel marciapiede perché conosceva il percorso che Beatrice faceva spesso per raggiungere il quartiere della madre anziana.
Si aspettava un incontro sconvolgente, una donna disposta a credere a qualunque promessa pur di non perdere di nuovo suo figlio.
Aveva calcolato male una cosa: Beatrice non aveva tentato di risolvere tutto da sola.
Aveva chiamato la polizia prima ancora di avere una prova.
Gli agenti rintracciarono Paolo vicino a una pensione fuori Milano, dopo aver ottenuto i provvedimenti necessari.
Portava con sé un telefono, ricevute di versamenti e una cartella con copie dei falsi documenti di Nico.
Parte del materiale andava ancora verificata.
Ma il collegamento con i messaggi, la fotografia dell’ospedale e il trasporto del bambino era ormai concreto.
Beatrice apprese la notizia dalla poliziotta e non provò il sollievo che si era aspettata.
«Dovrei essere felice», disse. «Invece penso a quanto tempo mio figlio è rimasto con quell’uomo, senza sapere chi fossi.»
«Adesso è al sicuro», rispose Elena. «La parte che riguarda la sua vita non finisce con un arresto.»
Giulia decise infine di rendere una dichiarazione più completa, assistita dal proprio legale.
Raccontò che, quando Alessio aveva undici mesi, aveva ancora il dolore della gravidanza interrotta l’anno precedente.
Vedere Matteo e Beatrice con il loro bambino le provocava un’invidia che si vergognava perfino di nominare.
Durante il pranzo di giugno, mentre gli altri erano in casa, aveva preso Alessio dal passeggino.
Disse a se stessa che lo avrebbe portato via soltanto per qualche giorno, per costringere Beatrice a comprendere che cosa significasse restare senza un figlio.
Aveva già parlato con Paolo di una sistemazione lontana, ma non aveva voluto pensare alle conseguenze reali.
Quando nel cortile erano cominciate le grida, aveva mentito.
Paolo era partito con il bambino.
Giulia non aveva più trovato il coraggio di confessare.
Ogni ora trascorsa rendeva la successiva confessione più difficile, finché la paura di essere scoperta era diventata più forte del desiderio di restituirlo.
«Non l’ho tenuto io», disse agli investigatori. «Questo me lo ripetevo, come se rendesse meno terribile quello che avevo fatto.»
A Rosa era stata raccontata una storia falsa.
Paolo aveva creato documenti che sembravano ufficiali, mentre Giulia versava denaro per mantenerla e passava a vedere il bambino a distanza.
Non gli aveva mai detto chi fosse.
Aveva assistito al dolore di Matteo e Beatrice, aveva partecipato alle ricerche e non era riuscita a fermare la propria menzogna nemmeno dopo la morte del fratello.
Beatrice chiese di conoscere soltanto i fatti che la riguardavano.
Elena le riferì quanto era stato possibile confermare e le spiegò che spettava alla magistratura valutare le responsabilità precise.
Giulia poteva essere accusata, ma nessuna frase detta in quel momento restituiva nove anni a una famiglia.
Dopo qualche giorno Giulia le scrisse una lettera.
Non chiese di essere perdonata.
Scrisse che aveva guardato il figlio di Beatrice crescere senza avere il diritto di chiamarlo per nome e che nessun suo dolore spiegava quello che aveva fatto.
Beatrice lesse la lettera una volta, poi la consegnò al proprio avvocato.
Non volle rispondere.
Il compito più difficile, intanto, si svolgeva lontano dalle carte giudiziarie.
Sara aveva organizzato una videochiamata tra Nico e Rosa.
La donna apparve sullo schermo con un pigiama chiaro e i capelli raccolti.
Nico le mostrò il disegno della casa e cercò di fingere di non essere triste.
«Le piante di basilico sono morte?» domandò.
«Le stanno annaffiando i vicini», rispose Rosa. «E io devo fare la brava con i medici.»
«Non ti lascio più sola.»
Rosa si asciugò gli occhi.
«Non devi occuparti tu di me. Sono stata io a prometterti di tenerti al sicuro. Su alcune cose ho avuto paura e ho sbagliato. Ora ci sono persone che possono aiutarci a fare meglio.»
Beatrice osservò la conversazione da un’altra stanza, senza intervenire.
Fu grata a Rosa per quelle parole.
E provò anche una fitta di gelosia, subito seguita dalla vergogna di provarla.
Una settimana dopo, con l’accordo dei professionisti coinvolti, Beatrice incontrò Rosa in ospedale.
La donna le chiese scusa prima ancora che si sedesse.
Beatrice non le disse che andava tutto bene.
Non era vero.
Le chiese invece che cosa spaventasse Nico durante i temporali, quali piatti non gli piacessero e in che modo si addormentasse quando aveva la febbre.
Rosa rispose a ogni domanda.
Poi disse:
«Quando l’ho visto la prima volta, non sapevo che fosse suo figlio. Quando ho cominciato a dubitare dei documenti, avrei dovuto cercare aiuto davvero. Non posso cambiare quella scelta. Ma Nico deve poter avere la verità, anche se ha paura.»
Beatrice annuì.
Capì che non sarebbe bastato dimostrare la maternità con un esame.
Doveva imparare un bambino che aveva già una storia, le sue abitudini e i suoi affetti.
Verso la fine del mese Sara convocò un incontro per preparare le decisioni sulla sistemazione futura.
Nico sapeva ormai che Beatrice era la donna della fotografia e che i medici avevano confermato il legame.
Non gli era stato chiesto di usare subito il nome Alessio.
Davanti alle due donne, il piccolo fissò il pavimento e fece la domanda che Beatrice temeva di più.
«Se vado con te», chiese, «Rosa smette di essere la mia famiglia?»
Beatrice comprese che la risposta avrebbe contato più di tutte quelle che aveva atteso per nove anni.
Per sapere che cosa scelse di promettergli, continua con la Parte 7.













