Gabriele ripiegò il foglio con cautela, come se la carta potesse ferirsi.
La padrona di casa lo fissava dalla soglia.
«La signora Riva tornerà?» domandò.
«Non lo so», rispose lui.
«Ma non dica a nessuno che sono stato qui.
Se quell’uomo torna, non gli consegni niente.»
Lasciò sul tavolo il denaro per altri tre giorni di affitto.
Non voleva che Isabella perdesse anche quel rifugio.
Poi uscì dal vicolo e vide, in fondo alla strada, una figura con il cappello scuro.
Ettore Manni era fermo accanto a un muro, come se stesse aspettando qualcuno.
Gabriele avrebbe potuto avvicinarlo.
Per un istante ne sentì quasi il bisogno.
Aveva trascorso metà della propria vita a lasciare che gli uomini di suo padre prendessero decisioni al posto suo.
Quella mattina, però, la sua rabbia era meno importante della sicurezza di due persone.
Svoltò nel primo passaggio e tornò da Adele per una strada diversa.
Lila gli corse incontro appena lo vide entrare.
Si arrestò un passo prima di abbracciarlo, come se non sapesse ancora se fosse permesso.
«Ha trovato la mamma?»
«Ho trovato un suo messaggio.
È viva, Lila, e sta cercando di proteggerti.
Adesso dobbiamo riuscire a farle sapere che sei al sicuro.»
La bambina abbassò gli occhi.
«Sarà arrabbiata perché sono uscita dalla finestra.»
«Si sarà spaventata», le rispose Adele.
«La paura e la rabbia non sono la stessa cosa.»
Gabriele chiese alla bambina se, prima di separarsi, la madre avesse nominato un luogo dove aspettarla.
Lila parlò di una chiesa con una porta laterale, accanto a un muro coperto di edera.
Disse anche che Isabella le aveva mostrato una pietra incisa con una piccola croce e una lettera I.
Gabriele si alzò così bruscamente che Adele lo guardò con apprensione.
Conosceva quella pietra.
Si trovava nel cortile della piccola chiesa di Santa Lucia, fuori dalle strade più frequentate.
Dodici anni prima, quando non avevano ancora il coraggio di annunciare il loro fidanzamento, lui e Isabella avevano inciso quelle iniziali su una pietra caduta dal vecchio muro.
«Non era soltanto un nascondiglio», mormorò.
«Era il posto in cui avevamo promesso di non mentirci.»
Decisero che Adele avrebbe accompagnato Lila soltanto dopo aver ricevuto un suo segnale.
Gabriele raggiunse da solo la chiesa.
Nel cortile c’erano due panche vuote e un pozzo di pietra.
Sulla soglia laterale qualcuno aveva appoggiato un rametto di rosmarino.
Era un’altra abitudine di Isabella.
Quando passava per una strada che voleva fargli riconoscere, lasciava un rametto preso dal vaso della cucina.
Gabriele lo raccolse, ma non entrò subito.
«Isabella?» chiamò piano.
Dall’altra parte della porta venne il rumore di un passo.
Poi apparve una donna avvolta in uno scialle scuro.
Aveva il volto più magro, una piccola cicatrice vicino alla tempia e i capelli raccolti in fretta.
Ma il modo in cui teneva la mano sul battente era rimasto identico.
Gabriele si aggrappò allo stipite.
Nessun ritratto, nessun ricordo preparava a vedere muoversi una persona che si era pianta per sei anni.
«Isabella.»
Lei impallidì.
Guardò l’anello prima di guardare lui.
«Dov’è Lila?» domandò.
«Con Adele Vianello.
È al caldo, ha mangiato e non è ferita.»
Isabella si portò una mano alla bocca.
Per qualche secondo non riuscì a parlare.
Poi la sua espressione si irrigidì.
«Come faccio a sapere che non l’hai già detto a Cesare?»
Gabriele sentì il nome di suo padre come un colpo.
«Non l’ho visto.
E non gli dirò nulla finché non avrò capito cosa ti è successo.»
«Mi hai detto la stessa cosa in una lettera», rispose lei, «prima di minacciare di prendermi la bambina.»
«Io non ti ho scritto nessuna lettera.»
Isabella estrasse dalla borsa una busta consumata.
La ceralacca portava le tre foglie dei Laurenti.
Sul foglio comparivano il nome di Gabriele e una firma che, a prima vista, sembrava la sua.
Lesse lentamente, pur conoscendo ormai ogni parola: «Se tornerai a Verona con il bambino, farò certificare che non sei in grado di crescerlo.
Non cercarmi.
Mio padre agirà per me».
Gabriele provò nausea.
Non per il timore che lei gli credesse, ma perché quelle parole erano state usate contro una donna incinta che aveva appena sfiorato la morte.
«Guarda la lettera», disse.
«La parola “padre” è scritta con una grafia che non uso mai.
E questa firma termina con un tratto che non faccio da quando ero ragazzo.
Mio padre conserva ancora i quaderni in cui scrivevo così.»
Isabella non abbassò la lettera.
«Tu puoi riconoscere la tua mano.
Io ho riconosciuto il sigillo e ho avuto paura.
Non potevo permettermi di sbagliare.»
«Dove sei stata?»
«All’inizio in una casa isolata vicino a Mantova.
Mi curavano una gamba e mi chiamavano Teresa.
Mi dicevano che ero confusa, che nessuno mi avrebbe creduta.
Quando nacque Lila, capii che dovevo scappare.
Una levatrice mi aiutò a raggiungere un paese dove nessuno conosceva il nostro cognome.»
Raccontò che negli anni successivi aveva scritto due volte a Gabriele.
In risposta le erano arrivati soltanto due avvisi di mancato recapito: uno recava la scritta “indirizzo inesistente”, l’altro il sigillo di una persona che sosteneva di rappresentarlo.
Da allora aveva conservato entrambi gli avvisi.
«Perché sei tornata adesso?» chiese lui.
«Perché quell’uomo con la cicatrice ci ha trovate.
E perché non voglio che Lila impari a passare la vita nascosta.»
Gabriele avrebbe voluto prenderle le mani.
Non lo fece.
Le chiese invece il permesso di far arrivare Adele e la bambina.
Isabella annuì, a fatica.
Quando Lila la raggiunse, attraversò il cortile di corsa e si gettò contro il suo scialle.
Isabella si inginocchiò nonostante il dolore alla gamba e la strinse tanto forte che la bambina protestò ridendo e piangendo insieme.
Gabriele restò vicino al pozzo, lontano abbastanza da non rubare quel momento.
Non voleva che l’incontro con lui diventasse un altro evento da spiegare a Lila prima che fosse pronta.
Sentì Lila dire alla madre che l’uomo aveva davvero l’anello.
Isabella sollevò gli occhi e per la prima volta lo guardò senza la lettera fra loro.
«C’è un’altra cosa che devi sapere», disse.
«Quella notte, nella carrozza, non ero sola.
E la donna che viaggiava con me non è mai uscita dal fuoco.»
Per capire chi fosse la donna sepolta al posto di Isabella, leggi la Parte 4.













