Andrea uscì dalla saletta e tornò dieci minuti dopo con un tono completamente diverso.
Non era più il marito indignato che pretendeva spiegazioni. Era l’amministratore delegato abituato a entrare in una crisi, ridurre il problema a tre punti e convincere tutti che soltanto lui sapesse gestirlo.
«Voglio parlare con mia moglie da solo.»
Laura guardò me.
«Resto», dissi.
Andrea serrò la mascella. «Sara, nostra famiglia non è una riunione legale.»
«Da ieri sera non so più che cosa sia la nostra famiglia.»
Si sedette di fronte a noi. Appoggiò il telefono sul tavolo e intrecciò le dita.
«Va bene. Volete la verità? La società ha avuto un problema di liquidità temporaneo. Un cliente importante ha rinviato un pagamento e avevamo una scadenza bancaria non negoziabile. Ho spostato ventimila euro per coprire una posizione che sarebbe rientrata stamattina. Ho sbagliato a cancellare il trasporto senza dirtelo. Ma non ho mai pensato che Matteo sarebbe peggiorato in poche ore.»
«Il professor Venturi ti aveva scritto che il trasferimento era urgente», dissi.
«Urgente non significa che sarebbe morto entro mezzanotte.»
«Non è morto.»
Andrea abbassò gli occhi per un istante. «Grazie a Dio.»
«Potrebbe avere un danno neurologico permanente.»
«Lo so.»
«No. Tu sai la frase. Io ero qui quando ha smesso di rispondere al suo nome.»
Laura non intervenne. Lasciava che le parole arrivassero fino in fondo.
Andrea si passò una mano sul viso. «Che cosa vuoi che faccia? Non posso cambiare ieri sera.»
«Voglio sapere perché i soldi sono finiti ad Aurora Consulting.»
Il suo sguardo si fermò.
«È una società fornitrice.»
«Amministrata da Francesca Neri.»
«Francesca lavora con noi, sì.»
«Perché le hai dato i soldi di Matteo?»
«Non erano i soldi di Matteo. Il fondo sanitario è parte della nostra gestione familiare.»
«Era stato creato per lui dopo la diagnosi.»
«Tecnicamente non è vincolato.»
Quella parola, tecnicamente, mi fece capire più di qualsiasi confessione.
Andrea non stava spiegando una scelta. Stava già costruendo una difesa.
Laura aprì una cartella. «Aurora Consulting ha ricevuto negli ultimi undici mesi centoventiseimila euro da società riconducibili al tuo gruppo. Servizi di comunicazione, consulenza reputazionale, anticipo progetto. Ieri sera il pagamento è stato registrato come chiusura posizione. Quale posizione?»
Andrea la fissò. «Non sei il mio avvocato.»
«No.»
«Allora non devo risponderti.»
«Infatti. Ma dovrai probabilmente rispondere a qualcun altro.»
Andrea si alzò. «State trasformando un errore terribile in un’accusa di frode perché Laura mi ha sempre odiato.»
«Io non ti odio», disse mia sorella. «Ti documento.»
Lui mi indicò con il mento. «Chiedile perché non ti ha detto che nostro padre stava cercando di impedirmi di ottenere credito quando abbiamo aperto la sede di Roma. Chiedile quante volte la tua famiglia ha usato i soldi per decidere chi poteva stare vicino a te.»
La frase mi colpì perché conteneva una parte di verità. Mio padre non aveva mai nascosto di considerare Andrea ambizioso e inaffidabile. Laura era stata sospettosa fin dall’inizio. Io avevo passato anni a difendere il diritto di costruire una vita che non dipendesse dal cognome Galli.
Andrea lo sapeva.
E sapeva esattamente dove premere.
«Non stiamo parlando di mio padre», dissi.
«Stiamo parlando di potere. Adesso Laura arriva qui e in due ore blocca conti e contratti. Ti sembra normale?»
«Mi sembra meno grave di cancellare un’ambulanza pediatrica.»
Il suo volto si irrigidì.
Per alcuni secondi nessuno parlò.
Poi Andrea prese il telefono. «Vado a vedere mio figlio.»
«Prima chiedi al medico.»
Mi lanciò uno sguardo duro. «Non puoi impedirmelo.»
«Non sto cercando di impedirti di essere suo padre. Sto cercando di impedire che tu decida ancora da solo cosa è urgente e cosa può aspettare.»
Andrea uscì.
Laura aspettò che la porta si chiudesse.
«Ha una versione», disse.
«È falsa?»
«Non completamente. Ed è questo che la rende pericolosa.»
Mi spiegò che una crisi di liquidità poteva essere reale e che il pagamento ad Aurora Consulting poteva avere una giustificazione contabile. Ma la firma falsa sulle garanzie era un problema separato. Se Andrea aveva usato il mio consenso senza autorizzazione, il fatto che la società fosse in difficoltà non lo rendeva meno grave.
«Dobbiamo trovare la catena delle decisioni», disse. «Chi ha ordinato il pagamento? Chi ha cancellato il trasporto? Perché? E soprattutto, chi sapeva che quei ventimila euro provenivano dal fondo di Matteo?»
La risposta iniziò ad arrivare quella sera.
Alle 18:43 ricevetti una mail da un indirizzo personale che non conoscevo.
Oggetto: Non sapevo che fossero i soldi di vostro figlio.
Il messaggio era di Francesca Neri.
Scriveva di aver visto il mio nome sul bonifico solo dopo che Andrea le aveva chiesto di emettere una fattura correttiva. Diceva che Aurora Consulting era una società che aveva aperto prima di entrare nel gruppo e che Andrea la usava per alcuni lavori esterni regolarmente dichiarati. Negava di aver chiesto denaro per sé.
Poi aggiungeva una frase che lessi tre volte.
«I 20.000 euro non erano destinati a me. Andrea mi ha chiesto di farli transitare per chiudere un debito con una società di revisione che minacciava di segnalare irregolarità nei conti del gruppo.»
Sotto, Francesca aveva allegato una schermata di una chat.
Andrea: Fai passare i 20 da Aurora. Domani rientrano. Se parte la segnalazione siamo finiti.
Francesca: E il trasferimento di Matteo?
Andrea: Lo spostano di un giorno. Non drammatizzare anche tu.
Sentii Laura inspirare accanto a me.
«Adesso sappiamo che sapeva», disse.
Io continuavo a fissare quelle parole.
Lo spostano di un giorno.
Non drammatizzare.
Non era stato panico.
Non era stato un errore amministrativo.
Andrea aveva messo due rischi sulla bilancia e aveva deciso quale poteva sopportare. Per lui era stata una scelta temporanea. Per me era diventata la misura esatta di ciò che considerava sacrificabile.
La segnalazione finanziaria minacciava la sua azienda.
Il ritardo minacciava nostro figlio.
Aveva scelto l’azienda.
Alle 19:10 Francesca scrisse di nuovo.
«C’è un’altra cosa. Non posso mandarla per mail. Domani vengo a Roma. Se volete sapere perché la società di revisione stava per segnalarlo, dovete vedere cosa c’è nel contratto Helix.»
Laura mi guardò.
«Helix è uno dei documenti mancanti dal fascicolo.»













