«Lasciami», sibilò Vittoria, cercando di liberare il polso.
Edoardo aprì la mano immediatamente.
Non voleva trattenerla; voleva impedire che distruggesse ciò che Lucia aveva portato.
Ripiegò gli assegni con cautela e li rimise nella busta, lasciando la fotografia sopra gli altri fogli.
«La cerimonia è sospesa», disse al sacerdote.
Un mormorio attraversò le panche.
Sua sorella Marta si alzò dalla prima fila, ma Edoardo le chiese soltanto di accompagnare gli invitati fuori e di non permettere a nessuno di fotografare Lucia.
Era una bambina spaventata, non una notizia da distribuire sui telefoni.
Vittoria recuperò il bouquet da terra.
«Stai lasciando che una sconosciuta rovini il nostro matrimonio?»
«Sto cercando di capire perché hai firmato assegni per Olivia.»
«Erano aiuti. La conoscevo, lo sai.»
«Mi hai detto che era morta.»
Vittoria aprì la bocca, ma nessuna spiegazione uscì subito.
Quando finalmente parlò, la sua voce era tornata bassa e controllata.
«Una persona mi aveva riferito che era morta. Posso essermi sbagliata.»
Lucia fece un passo avanti.
«Mi hai vista quando avevo sette anni. Eri venuta alla nostra porta.»
Vittoria trasalì, poi si rivolse a Edoardo come se la bambina non fosse presente.
«Non possiamo discutere tutto questo davanti a cento persone.»
«Hai ragione. Non qui.»
Edoardo si inginocchiò per trovarsi all’altezza di Lucia.
Vide che aveva le mani arrossate dal freddo e un graffio sottile vicino al pollice.
«Sai dov’è tua madre?»
«All’ospedale, a Firenze. Zia Teresa è con lei.»
«Come sei arrivata fin qui?»
«Ho preso l’autobus. Sapevo il nome della cappella.»
«Teresa sa che sei venuta?»
Lucia abbassò gli occhi.
«No. Mi avrebbe fermata. La mamma voleva che aspettassi.»
Edoardo comprese allora quanto fosse stato terribile, per lei, percorrere quel tragitto da sola.
Prese il telefono, ma invece di chiamare un autista sconosciuto chiese a Marta di avvicinarsi.
«Puoi venire con noi? Dobbiamo portare Lucia in ospedale.»
Marta fissò la bambina, poi guardò gli assegni.
Aveva molte domande, ma ne fece una soltanto.
Marta aveva incontrato Olivia quando era giovane e ricordava le telefonate senza risposta di suo fratello.
Quando Vittoria aveva annunciato quella presunta morte, era stata lei a convincerlo a mettere via le fotografie per non farsi male ogni giorno.
Adesso capiva che anche il proprio silenzio, per quanto nato dal desiderio di aiutarlo, aveva contribuito a chiudere una porta.
Non intendeva rimediare facendo altre domande davanti a Lucia.
Prima bisognava portarla al caldo e restituirle qualcuno di cui si fidasse.
«Hai freddo, piccola?»
Le appoggiò sulle spalle il proprio cappotto.
Lucia lo accettò senza sorridere.
Vittoria si frappose nuovamente, questa volta davanti alla porta laterale.
«Edoardo, ascoltami almeno cinque minuti in privato.»
«Puoi dire adesso quello che sai. Oppure puoi aspettare che io abbia parlato con Olivia.»
«Lei è capace di raccontare qualunque cosa pur di ottenere soldi.»
«E tu sei capace di chiamarla morta quando non lo è?»
Quelle parole misero fine alla discussione.
Edoardo si tolse la fede che aveva preparato per la cerimonia e la depose sul banco più vicino, senza alcun gesto teatrale.
Non avrebbe preso un impegno mentre tutto ciò che sapeva della sua vita era in discussione.
Fuori pioveva ancora.
Nell’auto di Marta, Lucia sedeva dietro, stretta nel cappotto troppo grande.
Edoardo le domandò il nome dell’ospedale e telefonò a Teresa usando un numero che la bambina conosceva a memoria.
La donna rispose dopo tre squilli.
«Lucia? Dove sei? Ti sto cercando dappertutto!»
«Signora, sono Edoardo Ricci. Lucia è con me, sta bene. La riportiamo subito.»
Ci fu un silenzio così lungo che Edoardo credette fosse caduta la linea.
«Il signor Ricci?»
«Sì. Olivia è lì?»
«È qui. Ma non so quanto ancora riuscirà a parlare.»
Teresa dettò il reparto e lo pregò di non chiamare Vittoria.
Quando lui rispose che Vittoria conosceva già la situazione, Teresa emise un respiro spezzato.
«Allora venite prima che sia troppo tardi.»
Durante il tragitto Edoardo cercò di mettere ordine nei ricordi.
Dodici anni prima, Olivia aveva lasciato il piccolo appartamento che dividevano saltuariamente e gli aveva comunicato che il bambino apparteneva a un altro uomo.
Lui aveva chiesto di vedersi, ma le lettere erano tornate indietro e il numero aveva smesso di funzionare.
Vittoria, all’epoca una conoscente fidata della famiglia, lo aveva aiutato a cercarla per alcune settimane.
Poi gli aveva detto di lasciarla in pace.
Tre anni dopo, durante una conversazione mai dimenticata, gli aveva annunciato che Olivia era morta.
«La mamma parlava mai di me?» domandò Edoardo.
Lucia si passò una manica sugli occhi.
«Diceva che eri gentile. Che una volta avevi attraversato mezza città perché lei aveva dimenticato un quaderno.»
Edoardo ricordò quel quaderno.
Non ricordava invece quando fosse diventato un uomo da cui Olivia avrebbe dovuto nascondere sua figlia.
«Perché non sei venuta prima?»
«Perché la mamma aveva paura. E perché io pensavo che tu sapessi già di me.»
La risposta lo ferì più dell’accusa pronunciata nella cappella.
All’ingresso dell’ospedale, Teresa li aspettava con il volto stanco e una sciarpa grigia annodata male.
Abbracciò Lucia così forte che la bambina protestò piano.
Poi si voltò verso Edoardo.
«Io sono la sorella di Olivia. Avrei voluto incontrarla in un altro modo.»
«Mi dica la verità. È mia figlia?»
Teresa guardò Lucia prima di rispondere.
«Questo potrà essere accertato. Ma Olivia non ha mai avuto dubbi su chi fosse il padre.»
Edoardo sentì vacillare le ginocchia.
«Allora perché mi ha detto il contrario?»
«Chiedilo a lei. È l’unica che può spiegarti quella notte senza toglierti la possibilità di farle domande.»
Teresa li condusse attraverso un corridoio silenzioso.
Prima della stanza, un’infermiera spiegò che Olivia era gravemente malata, che riceveva cure per il dolore e che le visite dovevano rispettarne le forze.
Non promise né una guarigione né un tempo preciso.
Lucia bussò appena.
«Mamma? Sono tornata.»
Sul letto, fra i cuscini bianchi, una donna molto magra voltò lentamente la testa.
Gli occhi di Olivia si fermarono prima sulla figlia, poi su Edoardo.
«Sei venuto», sussurrò.
Edoardo avanzò senza riuscire a parlare.
Olivia tese verso di lui una mano fragile.
«Devo dirti una cosa prima che me ne vada. Vittoria non mi ha chiesto soltanto di sparire.»
Teresa aprì una cartellina che teneva sotto il braccio.
Dentro c’era una lettera ingiallita, con il nome di Edoardo scritto in fondo.
«Mi ha fatto credere che fossi stato tu a ordinarmi di non tornare mai più», disse Olivia.
Per capire chi aveva scritto quella lettera e perché Olivia le aveva creduto, continua con la Parte 3.













