«La prego, mia mamma sta morendo. È tutto quello che ci resta.»
La bambina si alzò sulle punte dei piedi per raggiungere il bancone del compro oro. Stringeva un vecchio anello d’oro tra le dita, come se lasciarlo andare fosse la cosa più difficile del mondo.
Indossava un cappottino troppo leggero per il freddo di Bologna. Aveva le guance arrossate e gli occhi lucidi, ma faceva di tutto per non piangere.
Il giovane commesso prese l’anello, lo osservò appena e aprì il registratore di cassa.
«Dieci euro.»
Posò una banconota sul vetro.
La bambina guardò i soldi, poi l’anello.
«Solo dieci?»
«È quello che posso darti.»
«Ma la mamma ha bisogno di medicine. Non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto.»
Il commesso sospirò.
«Mi dispiace, piccola. Non posso fare di più.»
Dall’altra parte del negozio, Aldo Valenti chiuse di colpo il registro contabile.
Il rumore fece sobbalzare entrambi.
Aldo aveva sessantanove anni. Da molti anni gestiva quel piccolo negozio, e aveva visto persone vendere ogni genere di oggetto per necessità.
Ma non riusciva ad abituarsi all’espressione di chi doveva separarsi dall’ultima cosa preziosa che possedeva.
Si avvicinò lentamente.
«Datele cinquecento euro.»
Il commesso lo fissò, incredulo.
«Signor Valenti, ma questo anello…»
«Cinquecento. Subito.»
La bambina spalancò gli occhi.
«Davvero, signore?»
Aldo annuì.
«Davvero.»
Il giovane aprì nuovamente la cassa, mentre Aldo prendeva l’anello dal bancone.
Voleva controllarne il peso, osservare la lavorazione e capire quanto fosse consumato.
Era un semplice anello d’oro. Niente pietre preziose, niente decorazioni particolari. La superficie portava i segni di molti anni.
Aldo lo fece ruotare tra pollice e indice.
Poi vide qualcosa all’interno della fascia.
Una piccola incisione.
Avvicinò il gioiello alla luce.
Le lettere erano consumate, ma ancora leggibili.
Con amore, Valenti.
Per un istante il negozio sembrò svuotarsi di ogni rumore.
Aldo smise di respirare.
Conosceva quelle parole.
Conosceva persino il modo in cui le lettere erano disposte lungo la curva interna dell’anello.
Era stato lui a scegliere quell’incisione, molti anni prima, dopo la nascita di sua figlia Anna.
Aveva conservato l’anello fino al diciottesimo compleanno della ragazza.
Quella sera Anna si era esibita in un saggio di danza. Quando era uscita dal teatro, ancora emozionata, Aldo le aveva consegnato una piccola scatola.
Ricordava il sorriso di sua figlia mentre scopriva il regalo.
E ricordava soprattutto quello che le aveva detto.
«Se un giorno il mondo ti farà soffrire, guarda questo anello. Ricordati che tuo padre ti ha amata più di ogni altra cosa.»
Anna lo aveva abbracciato.
Lui aveva creduto che avrebbe avuto tutta la vita per proteggerla.
Invece, due anni dopo quel compleanno, Anna era scomparsa.
Erano passati vent’anni.
Vent’anni senza poterla rivedere.
Gli avevano detto che non sarebbe tornata.
E Aldo aveva finito per convivere con un dolore che non lo aveva mai davvero lasciato.
Adesso stringeva tra le mani il suo anello.
Lo stesso identico anello.
Guardò la bambina.
«Piccola, dove hai preso questo gioiello?»
La sua voce era cambiata.
La bambina indietreggiò appena, spaventata dall’intensità del suo sguardo.
«Era del nonno», rispose piano. «L’ha regalato alla mamma.»
Aldo sentì il cuore battere violentemente.
Del nonno.
Guardò di nuovo il viso della piccola. Cercò qualcosa che potesse riconoscere, ma era troppo sconvolto per fidarsi dei propri pensieri.
«Come si chiama tua madre?»
La bambina esitò.
Aldo comprese di averla spaventata.
Si abbassò leggermente, cercando di parlare con calma.
«Non voglio farti del male. Ho soltanto bisogno di sapere dove si trova.»
La piccola abbassò gli occhi verso il denaro che il commesso aveva preparato.
«È al Motel Corte degli Aceri.»
Aldo rimase immobile.
«In quale stanza?»
«La dodici.»
«È sola?»
La bambina annuì.
«Stamattina non riusciva ad alzarsi dal letto. Ho provato ad aiutarla, ma era troppo debole.»
La voce le si spezzò.
«Mi ha detto di non preoccuparmi. Però io avevo paura.»
Aldo sentì una stretta al petto.
Fino a pochi minuti prima aveva pensato a quella bambina come a una sconosciuta che aveva bisogno di aiuto.
Ora, davanti a quell’incisione, non riusciva più a ignorare una possibilità che aveva smesso di concedersi vent’anni prima.
Anna poteva essere viva.
E poteva trovarsi a pochi chilometri da lui.
Aldo afferrò il cappotto che aveva lasciato vicino al registro.
«Vengo con te», disse. «Andiamo subito da tua madre.»
La bambina alzò la testa.
«Davvero viene?»
«Sì.»
Lei fece un passo verso di lui, poi si fermò improvvisamente.
«Signore…»
«Dimmi.»
«Deve fare presto.»
Aldo la guardò.
«Perché?»
La bambina strinse le mani.
«Prima è venuto un uomo.»
Aldo si irrigidì.
«Quale uomo?»
«Non lo so. Ma quando la mamma lo ha visto, si è spaventata tantissimo.»
Il vecchio gioielliere sentì il sangue gelarsi.
Stava per fare un’altra domanda quando notò un foglio piegato sul bancone.
La bambina doveva averlo lasciato cadere insieme all’anello.
Aldo lo raccolse.
Era una comunicazione che intimava di lasciare l’alloggio.
Lesse le prime righe. Poi il numero della camera.
Dodici.
Lo stesso numero che la bambina aveva appena pronunciato.
Infine abbassò lo sguardo sulla firma in fondo alla pagina.
La sua mano cominciò a tremare.
Non era la firma di uno sconosciuto.
Era quella di suo figlio.
Vittorio Valenti.













