Lo schiaffo risuonò nel salone del Grand Atoria come uno sparo.
La musica si interruppe.
Le conversazioni si spensero all’istante.
Arianna Ferri indietreggiò, portandosi istintivamente una mano sul ventre. Era incinta di sette mesi e, per un terribile secondo, ebbe paura di perdere l’equilibrio.
Il vassoio d’argento le scivolò dalle dita.
Sei calici di champagne si infransero sul pavimento di marmo, spargendo schegge di cristallo sotto gli enormi lampadari.
Vittoria Santoro abbassò lo sguardo sui vetri.
«Fantastico.»
Indossava un abito di seta color argento e gioielli che valevano più di quanto Arianna avrebbe guadagnato in diversi anni.
«Per poco non mi rovinavi il vestito.»
Arianna sentiva la guancia bruciare.
«Mi dispiace, signora. Non volevo.»
«Certo che ti dispiace.»
Vittoria fece un passo verso di lei.
«Quelli come te si scusano sempre dopo aver combinato un disastro.»
Alcuni invitati distolsero lo sguardo.
Altri rimasero immobili, con i bicchieri sospesi a metà strada dalle labbra.
Nessuno intervenne.
La famiglia Santoro era una delle più influenti di Milano. Finanziava ospedali, restauri, fondazioni e numerose iniziative benefiche. Riccardo Santoro aveva rapporti con uomini d’affari e personalità importanti in tutta Europa.
Sua figlia era cresciuta sapendo che quasi nessuno avrebbe osato contraddirla.
Arianna si inginocchiò lentamente per raccogliere i frammenti più grandi.
Una fitta le attraversò la parte bassa della schiena.
Trattenne il respiro.
«Pulisco subito, signora.»
Vittoria rise.
«Finalmente qualcosa di intelligente.»
Arianna abbassò gli occhi.
Aveva bisogno di quello stipendio. Non poteva permettersi di perdere il lavoro, soprattutto adesso che mancavano soltanto poche settimane alla nascita del bambino.
Durante il movimento, il tesserino appuntato alla divisa si era staccato.
Era caduto vicino ai vetri.
Arianna allungò una mano per recuperarlo, ma una scarpa elegante si fermò proprio accanto al cartellino.
Il salone cambiò atmosfera.
Non ci furono grida.
Semplicemente, diversi invitati smisero di parlare.
Matteo Romano si era alzato dal tavolo riservato ai principali benefattori.
Arianna lo riconobbe immediatamente.
Lo conoscevano tutti.
Trentasette anni. Proprietario della Romano Hospitality, con interessi nel settore alberghiero, immobiliare e dei trasporti marittimi.
I giornali economici lo definivano un imprenditore miliardario. Altri, sottovoce, parlavano dei suoi legami con ambienti molto meno rispettabili.
Matteo si fermò davanti ad Arianna.
Guardò la donna inginocchiata.
Poi la guancia arrossata.
Infine Vittoria.
Senza pronunciare una parola, si chinò su un ginocchio e raccolse il tesserino dal pavimento.
Un uomo come Matteo Romano non si inginocchiava davanti a qualcuno durante un evento pubblico.
I fotografi se ne accorsero immediatamente.
Anche Riccardo Santoro.
Matteo osservò la plastica incrinata.
ARIANNA FERRI.
Per qualche secondo rimase completamente immobile.
Un’espressione difficile da interpretare gli attraversò il viso.
«Ti chiami Arianna?»
Lei annuì.
«Sì, signore.»
Matteo la guardò più attentamente, quasi stesse cercando di riconoscere un volto visto molto tempo prima.
Vittoria incrociò le braccia.
«Matteo, se sei preoccupato per quello che è successo, possiamo chiedere alla direzione di sostituirla.»
Lui non rispose.
Uno dei suoi uomini della sicurezza gli porse una nuova clip.
Matteo la fissò al tesserino e lo riagganciò personalmente alla divisa di Arianna, facendo attenzione a non tirare il tessuto sul ventre.
Poi si rialzò.
«Chiedile scusa.»
Vittoria sbatté le palpebre.
«Come, prego?»
«Hai capito.»
Lei lasciò uscire una risata incredula.
«Io non chiedo scusa ai camerieri.»
Matteo mantenne la voce calma.
«Non ti ho chiesto quali siano le tue abitudini.»
Riccardo Santoro cominciò ad avvicinarsi.
«Matteo, forse è meglio parlarne con calma.»
«No.»
Una sola parola.
Riccardo si fermò.
Matteo tornò a fissare Vittoria.
«Hai schiaffeggiato una donna incinta.»
«Mi ha quasi versato lo champagne addosso!»
«E secondo te le due cose sono paragonabili?»
Vittoria aprì la bocca, ma non trovò subito una risposta.
Per la prima volta, sembrò incerta.
«Ma tu non sai nemmeno chi sia questa donna.»
Matteo voltò lentamente il viso verso Arianna.
La sua espressione cambiò.
«È qui che ti sbagli.»
Arianna aggrottò la fronte.
Non ricordava di averlo mai incontrato.
Poi Matteo pronunciò una frase che lasciò tutti senza parole.
«La cerco da quasi otto anni.»
Vittoria lo fissò, incredula.
Riccardo smise di camminare.
Arianna scosse la testa.
«Credo che ci sia un errore, signore.»
«No.»
Matteo non distolse lo sguardo.
«Otto anni fa mia sorella, che allora aveva diciassette anni, rimase coinvolta in un terribile incidente in autostrada.»
Arianna sentì qualcosa stringersi dentro il petto.
«Pioveva. Aveva bisogno di un intervento urgente. Il suo gruppo sanguigno era raro e l’ospedale non riusciva a trovare abbastanza sangue compatibile.»
Arianna smise quasi di respirare.
Un ricordo riaffiorò all’improvviso.
L’odore pungente del disinfettante.
Una giovane infermiera spaventata.
Le maniche della sua camicia arrotolate sopra i gomiti.
Una ragazza adolescente, pallidissima, distesa sotto le luci dell’ospedale.
Matteo fece un passo verso di lei.
«Sei stata tu a donare il sangue.»
Gli occhi di Arianna si riempirono di lacrime.
«Io… non sapevo…»
«Non lasciasti tutti i tuoi dati. Non volesti denaro. Te ne andasti prima che arrivasse la nostra famiglia.»
La voce di Matteo vacillò appena.
«Ma mia sorella è sopravvissuta.»
Vicino all’orchestra, una giovane donna dai capelli scuri si fece avanti.
Aveva già le lacrime sulle guance.
Arianna riconobbe gli occhi prima ancora di ricordare completamente quel viso.
Isabella Romano si fermò davanti a lei.
«Mi dicesti che sarebbe andato tutto bene.»
Arianna si coprì la bocca con entrambe le mani.
Per otto anni aveva pensato a quella ragazza senza sapere se fosse sopravvissuta davvero.
E ora era lì.
Viva.
Davanti a lei.
Mentre Isabella cercava di trattenere le lacrime, Matteo rimaneva al fianco della donna che aveva salvato sua sorella.
Poco distante, Riccardo Santoro osservava la scena.
Fino a pochi minuti prima era sembrato soltanto imbarazzato dal comportamento della figlia.
Adesso, però, qualcosa era cambiato.
Il suo viso aveva perso colore.
Guardò Matteo.
Poi Arianna.
E quando capì che Matteo Romano aveva finalmente ritrovato quella donna, nei suoi occhi apparve qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato.













