«Dov’è tuo marito, Sofia? Te lo sei inventato?»
Luca pronunciò quelle parole abbastanza forte da farsi sentire da tutti gli invitati intorno a noi.
Poi indicò la fede al mio anulare sinistro e scoppiò a ridere.
Sentii il sangue salirmi alle guance, ma non abbassai lo sguardo.
Eravamo nel salone principale di un elegante palazzo storico nel centro di Milano, durante uno degli eventi più importanti dell’anno per il mondo dell’architettura.
Intorno a noi c’erano progettisti, imprenditori e investitori. Persone con le quali speravo di lavorare da mesi.
E il mio ex fidanzato aveva appena deciso di trasformare quella serata in uno spettacolo.
«Non mi rispondi?» insistette Luca, facendo un piccolo passo verso di me. «Ti ho fatto una domanda semplicissima.»
Stringevo contro il fianco la cartellina con i miei disegni.
«Non credo che la mia vita privata ti riguardi.»
Luca sorrise.
Era lo stesso sorriso che conoscevo fin troppo bene. Quello che compariva ogni volta che pensava di avere il controllo della situazione.
«Ma certo. Adesso sei diventata riservata.»
Accanto a lui, Bianca si lasciò sfuggire una risatina.
Indossava un abito verde smeraldo e teneva una coppa di prosecco tra le dita.
«Aspetta, Luca. Vuoi dire che Sofia si è sposata e nessuno ha mai visto suo marito?»
«Esattamente.»
Bianca mi guardò con un’espressione di finta comprensione.
«Sofia, cara, non c’è niente di male a essere single. Non serve inventarsi un matrimonio.»
Qualcuno alle nostre spalle rise.
Un uomo vicino al tavolo dei vini si voltò per osservare la scena. Due donne interruppero la conversazione che stavano avendo con uno degli organizzatori.
Avrei voluto andarmene.
Ma non potevo.
Non dopo tutti i mesi passati a preparare quei progetti. Non dopo aver finalmente ottenuto l’occasione di presentarli a persone capaci di trasformarli in realtà.
E soprattutto non volevo concedere a Luca il piacere di vedermi fuggire.
Quando eravamo fidanzati, Luca aveva sempre avuto un talento particolare: riusciva a farmi sentire piccola senza alzare la voce.
Bastava una battuta davanti agli amici.
Una correzione umiliante mentre parlavo di lavoro.
Oppure quel suo modo di sorridere quando qualcuno prendeva sul serio le mie idee.
Avevo impiegato molto tempo a capire che non dovevo più vivere cercando la sua approvazione.
Eppure, quella sera, bastarono poche parole per riportarmi addosso una sensazione che credevo dimenticata.
«Lasciami passare, Luca.»
Provai a spostarmi verso il tavolo dove avevo appuntamento con alcuni investitori.
Lui si mise leggermente di traverso.
Non mi toccò. Non ce n’era bisogno.
«Un momento. Non abbiamo ancora visto una fotografia del fortunato.»
Bianca rise di nuovo.
«Magari è un uomo molto importante. Talmente importante che non può farsi vedere.»
Luca allargò le braccia, fingendo di prendere sul serio quella possibilità.
«Ah, certo! Un marito misterioso. Una carriera brillante. Una vita perfetta.»
Il suo sguardo scese ancora sul mio anello.
«Peccato che qui nessuno ci creda.»
Abbassai gli occhi per un istante.
La fede era semplice, in platino, con una sottile scanalatura al centro.
Ricordavo perfettamente il momento in cui l’avevo infilata al dito.
Ricordavo anche la voce di Matteo e il modo in cui mi aveva guardata.
Non avevo bisogno di dimostrare a Luca che quel ricordo fosse reale.
«Puoi pensare quello che vuoi», risposi.
Per un momento, il sorriso del mio ex vacillò.
Si aspettava che mi arrabbiassi.
Che cercassi di giustificarmi.
Forse sperava persino che scoppiassi a piangere davanti a tutte quelle persone.
Invece rimasi ferma.
Luca cambiò espressione.
«Sai qual è il problema, Sofia? Che hai sempre voluto dimostrare di essere migliore di me.»
«Non è una competizione.»
«No? Allora perché tutta questa messinscena?»
Un uomo con una cartellina sotto il braccio, che pochi minuti prima aveva mostrato interesse per il mio progetto, si fermò a qualche passo da noi.
Lo vidi esitare.
Poi allontanarsi discretamente.
Mi si strinse lo stomaco.
Quella non era soltanto un’umiliazione personale.
Luca stava rovinando un’occasione professionale che avevo costruito con fatica.
Sistemai i disegni sotto il braccio e raddrizzai le spalle.
«Basta, Luca. Ho del lavoro da fare.»
Bianca sollevò il calice.
«Ma come? Non ci presenti tuo marito?»
Altre risate.
Il brusio del salone sembrava essersi concentrato tutto intorno a noi.
Luca si chinò appena verso di me, con il sorriso di chi crede di avere già vinto.
«Forza, Sofia. Se esiste davvero, dov’è?»
Stavo per rispondere quando notai qualcosa di strano.
Lo sguardo di Bianca si spostò oltre la spalla di Luca.
Per un attimo sembrò distratta.
Poi una voce maschile, bassa e perfettamente calma, arrivò da dietro di lui.
«Sono qui.»
Luca smise di sorridere.
Non si voltò subito.
Fu una pausa brevissima, ma sufficiente a farmi capire che aveva riconosciuto quella voce.
Matteo avanzò di due passi e si fermò al mio fianco.
Indossava un completo nero impeccabile. I suoi capelli scuri erano pettinati all’indietro e il suo viso non tradiva alcuna agitazione.
Non guardò Bianca.
Non alzò la voce.
Semplicemente tese la mano verso di me.
Quando intrecciai le dita alle sue, le nostre fedi di platino finirono una accanto all’altra, identiche nella forma e nella sottile scanalatura.
Un dettaglio impossibile da ignorare.
La risata di Bianca si spense.
Matteo rimase accanto a me, tranquillo.
Luca finalmente si girò.
Lo vidi fissare prima le nostre mani, poi il volto di mio marito.
E allora accadde qualcosa che non mi aspettavo.
Il colore sparì dal suo viso.
Le labbra gli si socchiusero, ma non uscì alcuna parola.
Per la prima volta da quando lo conoscevo, Luca Ferri sembrava avere davvero paura.
Non era la reazione di un uomo semplicemente sorpreso di scoprire che la sua ex si era sposata.
Sembrava conoscere Matteo.
E, qualunque cosa sapesse di lui, era abbastanza da cancellare in un secondo tutta la sua arroganza.













