Lorenzo prese la lettera senza aprirla.
La carta era ingiallita lungo la piega centrale. Nell’angolo in alto c’era l’indirizzo dell’appartamento dove aveva abitato dopo la separazione da Olivia, prima di trasferirsi nella casa ereditata da sua madre.
«Come fai a sapere che Vittoria conosceva queste lettere?» chiese a Marta.
La donna indicò una sedia nel corridoio. Lucia si sedette accanto a Chiara; sembrava ascoltare ogni parola, ma teneva gli occhi sulle proprie scarpe ancora umide.
«Olivia conservava le copie», spiegò Marta. «Dopo i primi due tentativi mi mostrò le buste tornate indietro. Io le dissi di provare a contattare tua sorella. Lei rispose che le era stato proibito.»
«Proibito da chi?»
«Da Vittoria. Diceva che tu avevi incaricato un avvocato di impedire qualsiasi contatto.»
Chiara si raddrizzò sulla sedia.
«Non c’è mai stato un avvocato.»
«Lo so adesso», disse Marta. «Allora non conoscevo nessuno di voi. E Olivia era spaventata.»
Lorenzo spiegò che per quasi un anno aveva continuato ad abitare a quell’indirizzo. Non aveva mai ricevuto una lettera.
«Vittoria aveva le chiavi?» chiese Marta.
La domanda gli fece ricordare un dettaglio ordinario, dimenticato proprio perché non gli era mai sembrato importante.
All’epoca Vittoria passava spesso a controllare l’appartamento quando lui accompagnava suo padre alle visite mediche. Aveva una copia delle chiavi, come Chiara.
«Sì», rispose.
«Questo non dimostra che le abbia prese», osservò Chiara. «Ma dobbiamo capire che fine hanno fatto.»
Lorenzo annuì. Aveva trascorso la mattina riconoscendo firme; ora voleva qualcosa di più di sospetti.
Aprì infine la lettera, attento a non lacerare il foglio.
Olivia non vi scriveva ancora il nome che avrebbe dato alla bambina. Undici anni prima, quel nome non era stato scelto. Raccontava invece di aver visto un documento che Lorenzo avrebbe firmato e di non averlo riconosciuto come l’uomo che amava.
*Se è vero che vuoi portarmi via il bambino, dimmelo guardandomi negli occhi*, aveva scritto.
*Non voglio più parlare con persone che sostengono di agire per te.*
Lorenzo lesse due volte quelle righe.
«Io non ho mai chiesto di portarle via un figlio», disse.
«Ne sono convinta», rispose Marta. «Ma qualcuno glielo fece credere.»
Una dottoressa uscì dalla stanza di controllo e si presentò. Spiegò con prudenza che Olivia era stata sottoposta a un intervento urgente per una grave patologia cardiaca e che le ore successive restavano delicate. Aveva reagito alle cure, ma non era fuori pericolo. Sarebbero state possibili soltanto visite brevissime, rispettando le indicazioni del personale.
Lucia scattò in piedi.
«La posso abbracciare?»
«Potrai vederla per qualche minuto, con Marta», rispose la dottoressa. «Poi dovrà riposare.»
Lorenzo si fermò sulla soglia. Aveva immaginato molte volte cosa avrebbe detto a Olivia se l’avesse rivista. Nessuna frase gli sembrò utilizzabile mentre la bambina entrava nella stanza.
Aspettò nel corridoio con Chiara.
«Ricordi quando Vittoria mi disse dell’incidente?» domandò lui.
«Sì. Ti chiamò da casa nostra. Ti passai il telefono perché disse che era urgente.»
«Non vidi un certificato. Neppure un annuncio.»
«Eri distrutto. Lei sosteneva che la famiglia di Olivia non volesse essere contattata. Io non insistetti.»
Chiara respirò a fondo.
«Mi dispiace.»
«Non spetta a te scusarti per una telefonata a cui abbiamo creduto entrambi.»
La porta si aprì poco dopo. Marta fece uscire Lucia, che aveva gli occhi rossi ma una voce più ferma.
«La mamma vuole parlarti. Solo a te.»
Lorenzo entrò.
Olivia era dimagrita. Il volto portava i segni della sofferenza, ma gli occhi erano quelli della donna che gli aveva stretto la mano nella fotografia.
«Lorenzo», mormorò.
Lui si avvicinò al letto senza toccarla.
«Sono qui.»
«Lucia non doveva andare alla cappella.»
«Non rimproverarla. Aveva paura di perderti.»
Olivia chiuse gli occhi per qualche istante.
«Anche io avevo paura. Quando aspettavo Lucia, Vittoria mi mostrò una lettera. C’era la tua firma. Diceva che avresti chiesto l’affidamento del bambino e che io non avrei potuto oppormi.»
«Quella lettera non l’ho scritta.»
«Adesso lo capisco.»
Olivia faticò a riprendere fiato. Lorenzo le porse il bicchiere d’acqua soltanto quando l’infermiera presente fece cenno che poteva bere un piccolo sorso.
«Perché mi dicesti che non era mio?» chiese.
La domanda uscì più dura di quanto avesse voluto. Olivia lo guardò senza distogliere gli occhi.
«Perché Vittoria disse che era l’unico modo per fermare quella causa. Dovevo convincerti a lasciarci andare. Pensavo che tu lo volessi davvero.»
«Avresti potuto chiedermelo.»
«Ci provai dopo. Scrissi. Telefonai. Poi nacque Lucia e avevo paura anche di aprire la porta.»
Lorenzo sentì il peso della propria parte di responsabilità. Aveva avuto anni per cercare una risposta diversa da quella che gli faceva più male. Si era fermato davanti alla prima porta chiusa.
«E gli assegni?»
«Vittoria chiamava quel denaro un aiuto. Diceva che veniva dalla tua famiglia, senza il tuo nome, per darci il tempo di sistemarci. All’inizio li accettai. Dovevo pagare l’affitto e preparare tutto per la nascita. Quando scoprii che li firmava lei, avevo già lasciato la città.»
«Perché li hai conservati?»
«Perché avevo iniziato a dubitare. Era l’unica traccia concreta di chi ci aveva allontanati.»
Olivia posò una mano sul lenzuolo. Lorenzo non la prese; attese che fosse lei ad avvicinare le dita alle sue.
«Lucia è mia figlia?» chiese infine.
«Sì», rispose Olivia. «Non ti chiedo di credermi soltanto perché lo dico io. Fa’ gli accertamenti che ritieni giusti. Ma non punire lei per ciò che ho fatto.»
Lorenzo scosse la testa.
«Non lo farò.»
L’infermiera intervenne con gentilezza: Olivia doveva riposare. Lorenzo fece un passo indietro.
Prima che uscisse, Olivia disse ancora una cosa.
«Marta ha un’altra busta. Non ti ho raccontato tutto. Quando Vittoria seppe che volevo tornare, venne a cercarmi.»
Un allarme discreto del monitor richiamò l’attenzione dell’infermiera, che chiese a Lorenzo di lasciare la stanza. Non era il momento per altre domande.
Nel corridoio Marta stava già porgendogli la seconda busta.
Sopra non c’era il suo nome, ma una data di quattro mesi prima e una parola scritta da Olivia: **VISITA**.
Lorenzo guardò Lucia, che aspettava una risposta sul viso di tutti gli adulti. Per proteggerla davvero, avrebbe dovuto scoprire che cosa Vittoria aveva fatto non soltanto undici anni prima, ma anche in quei quattro mesi.
Per capire perché Vittoria fosse tornata da Olivia poco prima delle nozze, prosegui con la Parte 4.













