Lorenzo allentò la presa sul polso di Vittoria soltanto quando lei smise di cercare gli assegni.
«La cerimonia è sospesa», disse.
Il sacerdote non replicò. Nella cappella, gli invitati si scambiavano occhiate, ma nessuno osava muoversi.
«Non puoi farmi questo davanti a tutti», sussurrò Vittoria.
«Non sei tu quella a cui devo una spiegazione, adesso.»
Lorenzo si voltò verso Lucia. La bambina cercava di nascondere il tremito delle mani infilando le dita nelle maniche della felpa.
«Tua madre dov’è?»
«All’ospedale di Monza. Al San Gerardo. La signora Marta è rimasta con lei.»
«Marta chi?»
«Abita al piano di sotto. Ci aiuta da quando la mamma si è ammalata.»
Lorenzo avrebbe voluto porre cento domande. Si accorse invece che Lucia aveva i denti stretti per il freddo.
Si tolse la giacca e gliela appoggiò sulle spalle. Lei non lo ringraziò; si limitò a stringersela addosso senza lasciare la busta.
«Come sei arrivata fin qui?»
«Con un taxi. Avevo i soldi che la mamma teneva nel cassetto per le emergenze.»
«Marta sa che sei qui?»
Lucia abbassò gli occhi.
«Le ho lasciato un messaggio. Non voleva che venissi. Diceva che non spettava a me.»
Lorenzo annuì. Quella risposta gli fece più male dell’accusa pronunciata all’altare.
Un’undicenne era stata costretta a decidere da sola cosa fare mentre sua madre rischiava di morire.
Dalla seconda fila si avvicinò Chiara, la sorella minore di Lorenzo. Aveva assistito in silenzio all’intera scena.
«Vado a prendere l’auto», disse. «E avviso io gli invitati.»
Vittoria le sbarrò la strada.
«Non capisci? Quella bambina potrebbe essere stata mandata qui per ricattarci.»
«Allora perché riconosci gli assegni?» domandò Chiara.
Il viso di Vittoria si irrigidì.
«Aiutavo Olivia. Era in difficoltà. Non c’è nulla di scandaloso.»
«Perché non me l’hai detto?» chiese Lorenzo.
«Perché tu stavi cercando di dimenticarla.»
Lorenzo guardò le date. Alcuni assegni risalivano a undici anni prima, altri a periodi successivi. Uno era stato emesso sette anni prima.
«Sette anni fa», disse lentamente. «Tu mi avevi già detto che Olivia era morta.»
Per un istante Vittoria parve perdere l’equilibrio.
«Ti ho riferito quello che avevo saputo. Potevo sbagliarmi.»
«Hai detto che avevi parlato con una sua parente.»
«Non ricordo ogni parola di nove anni fa.»
Chiara intervenne, senza alzare la voce.
«Io la ricordo. Ero presente quando hai telefonato a Lorenzo. Gli hai detto che c’era stato un incidente e che il funerale era già passato.»
Un uomo vicino alla porta si schiarì la gola. Vittoria non si voltò, ma Lorenzo capì che quella conversazione non poteva continuare davanti agli ospiti.
Ripose gli assegni nella busta, lasciandone in vista soltanto uno.
«Ne parleremo più tardi. Non contattare Olivia e non avvicinarti a Lucia.»
«Non hai il diritto di darmi ordini.»
«Hai ragione. Non posso ordinarti nulla. Posso soltanto dirti che oggi non ti sposerò.»
Vittoria osservò l’abito bianco, poi il bouquet abbandonato ai piedi dell’altare. Sembrò voler rispondere, ma Lorenzo aveva già preso Lucia per mano.
Lei lasciò la sua mano dopo due passi.
«Non sono venuta per rovinare il tuo matrimonio», mormorò.
«Lo so.»
«La mamma non sapeva che sarei venuta. Mi ha sempre detto di non cercarti.»
«E allora perché l’hai fatto?»
Lucia estrasse il telefono dalla tasca. Sullo schermo c’era una fotografia di Olivia in un letto d’ospedale, il viso pallido e una mascherina per l’ossigeno.
«Ieri sera mi ha chiesto di portare via la busta da casa. Ha detto che, se le fosse successo qualcosa, dovevo darla a Marta.»
La bambina serrò le labbra.
«Marta ha aperto la busta davanti a me. Dentro c’era la tua fotografia. Ti ho riconosciuto perché avevo visto un articolo sul matrimonio, con il tuo nome e quello di Vittoria.»
Lorenzo ricordò le foto pubblicate pochi giorni prima sul giornale locale. Vittoria aveva insistito perché comparissero.
«E tua madre?»
«Quando ho detto che ti avevo trovato, si è messa a piangere. Mi ha chiesto di prometterle che non avrei fatto niente. Ma poi i medici l’hanno portata via.»
Chiara arrivò con la chiave dell’auto.
Durante il viaggio la pioggia batté sul parabrezza con una forza quasi regolare. Lucia sedeva dietro, avvolta nella giacca di Lorenzo, con la cintura allacciata e lo sguardo fisso sul finestrino.
Chiara guidava. Lorenzo teneva la busta sulle ginocchia, senza più aprirla.
A un semaforo la sorella gli rivolse una domanda che nessuno gli poneva da molti anni.
«Perché hai smesso di cercare Olivia?»
Lorenzo abbassò gli occhi.
«Mi disse che aspettava il figlio di un altro uomo. Le chiesi di ripetermelo, e lo fece. Poi non rispose più alle mie chiamate.»
«E tu le hai creduto?»
«Era lei a parlare. Non Vittoria.»
Nello specchietto, Lucia aveva sollevato la testa.
«La mamma non ha mai detto che eri un uomo cattivo. Diceva soltanto che a volte gli adulti fanno scelte per paura.»
Lorenzo si voltò appena.
«Tu non devi scegliere al posto loro, Lucia.»
«Ma nessuno veniva a prendere la mamma.»
Non seppe trovare una risposta.
Quando arrivarono all’ospedale, Marta li aspettava all’ingresso del reparto. Era una donna sui sessant’anni, con i capelli corti e una sciarpa scura stretta fra le mani.
Alla vista della bambina, il sollievo le attraversò il viso prima della rabbia.
«Lucia! Mi hai fatto prendere uno spavento terribile.»
«L’ho trovato», disse lei.
Marta fissò Lorenzo come se lo avesse aspettato per anni e, nello stesso tempo, temesse di averlo davanti.
«Olivia è stata operata stamattina», spiegò. «Ha avuto una grave complicazione cardiaca. I medici stanno cercando di stabilizzarla. È cosciente a tratti, ma non può sostenere una conversazione lunga.»
«Posso vederla?» domandò Lorenzo.
Marta scosse la testa.
«Prima dovete sapere una cosa.»
Frugò nella borsa ed estrasse un foglio ripiegato. Era una lettera indirizzata a Lorenzo, con una data di undici anni prima.
Sul retro, in rosso, qualcuno aveva scritto: **destinatario sconosciuto**.
«Questa non è l’unica», disse Marta. «Olivia ti ha scritto per anni. E Vittoria sapeva dove arrivavano quelle lettere.»
Lorenzo fissò il proprio nome sulla busta, scritto con la grafia di Olivia. Per la prima volta cominciò a domandarsi non soltanto chi gli avesse mentito, ma quante volte la verità avesse cercato di raggiungerlo senza riuscirci.
Per scoprire perché le lettere di Olivia non gli erano mai arrivate, continua con la Parte 3.













