Il giorno dopo mamma scelse un bar a pochi isolati da casa, con tavolini vicini alla vetrina.
Era un posto dove il proprietario la conosceva per nome e dove Andrea non avrebbe potuto farci sentire ospiti sgradite.
Arrivammo prima di lui.
Teresa ordinò un caffè e posò il quaderno rosso accanto alla tazzina.
«Non voglio che tu litighi al posto mio», mi disse.
«Se avrai bisogno, ci sarò.»
«Lo so. Ma certe domande devo farle io.»
Andrea arrivò con il giubbotto aperto e il viso tirato.
Si sedette senza toglierselo.
Guardò il quaderno, poi la madre.
«Dovevi proprio coinvolgere tutti?» chiese.
«Ho coinvolto chi mi ha ascoltata», rispose Teresa.
«Adesso ascoltami tu.»
Gli domandò chi avesse acquistato la telecamera, per quale motivo fosse stata nascosta e chi avesse potuto accedere alle riprese.
Andrea ammise di averla ordinata online insieme alla lampada e di aver collegato il dispositivo a un’applicazione sul suo telefono.
Disse che non aveva mostrato le immagini ad altre persone.
Non avevamo modo di verificare quella frase, e gli feci capire che non l’avremmo considerata una garanzia.
«Ho avuto paura per te», insistette.
«Io avevo paura di un estraneo», rispose mamma.
«E ogni volta che te lo dicevo mi facevi dubitare di me stessa. Questo non è prendersi cura di qualcuno.»
Andrea aprì le mani sul tavolo.
«Se tu fossi caduta e nessuno se ne fosse accorto?»
«Potevi propormi un dispositivo di emergenza. La scelta spettava a me.»
Mio fratello cercò il mio sguardo, forse sperando che intervenissi a sostenerlo.
Non parlai.
Volevo che sentisse davvero la risposta di Teresa.
Poi lei aprì il quaderno alla pagina del prestito.
«Ti ho dato quattordicimila euro a gennaio. Mi hai detto che sarebbero serviti per il laboratorio. Sono serviti per quello?»
Andrea rimase immobile.
Il cucchiaino del suo caffè urtò il piattino quando provò a spostarlo.
«Sì», disse.
«Ma non sono bastati.»
Ci raccontò che l’attività aveva perso alcuni clienti importanti, che si erano accumulati affitto arretrato e contributi, e che ormai doveva più di quanto riuscisse a pagare.
Non fornì cifre precise e non gli chiedemmo di trasformare il bar in un tribunale dei suoi conti.
Bastava capire che la richiesta di denaro non era stata un’emergenza isolata.
«Potevi parlarmene», disse mamma.
«Mi avresti risposto che non avresti venduto casa.»
«Perché non voglio venderla.»
«È una casa troppo grande per una persona sola. Con quei soldi potresti trovare un posto comodo, e io potrei rimettere in piedi tutto.»
«Hai almeno cercato di capire che cosa vorrei io?» domandò mamma.
Andrea disse che voleva vederla al sicuro.
Teresa gli fece notare che, fino a quel momento, non aveva nemmeno chiesto dove lei desiderasse abitare.
Le parole gli uscirono senza quasi fermarsi.
Poi capì che avevano svelato il punto centrale.
Non si trattava soltanto della sicurezza di Teresa.
Nella soluzione che lui aveva immaginato, il sacrificio più grande spettava a lei e la possibilità di ricominciare spettava a lui.
«Hai chiesto all’agenzia una valutazione per convincermi che fosse conveniente?» domandò mamma.
«Volevo sapere quanto valeva.»
«E la delega che mi hai chiesto di firmare?»
«Volevo parlare con le persone che si occupano dei documenti senza disturbarti ogni volta.»
«Non firmo ciò che non capisco. Questo non significa che sono confusa.»
Andrea si irritò.
«Vedi? Ogni proposta diventa un’accusa.»
«No», rispose lei.
«Una proposta posso rifiutarla. Tu hai cercato di farmi credere che il mio rifiuto dimostrasse che non ragiono più bene.»
Per un momento Andrea rimase senza parole.
Guardò fuori dalla vetrina.
Quando riprese a parlare, la voce gli uscì più bassa.
«Pensavo che, se ti fossi resa conto di aver bisogno di qualcuno, avresti accettato il trasferimento.»
«E hai usato contro di me quello che mi sentivi dire in casa?»
Lui non alzò lo sguardo.
«Sì. Ho ripetuto alcune cose che avevo ascoltato. Volevo farti capire che eri troppo sola.»
Mamma si appoggiò allo schienale.
Quel sì era più doloroso di una lunga bugia, perché trasformava le sue serate con la fotografia di papà in qualcosa che Andrea aveva usato per orientare le sue decisioni.
Io avrei voluto gridare.
Invece allungai una mano sul tavolo, senza toccarla finché lei non cercò la mia.
«Hai conservato dei filmati?» chiesi.
Andrea rispose che l’apparecchio poteva memorizzare registrazioni e che non sapeva se fossero rimaste copie sul servizio collegato all’applicazione.
Era la prima volta che rinunciava a fingersi certo di tutto.
Gli dissi che avrebbe dovuto fornire quelle informazioni alle autorità, senza cancellare nulla.
Lui annuì, ma non gli chiesi di mostrarmi il telefono né di consegnarmelo.
Non volevo improvvisarmi investigatrice.
Mamma gli domandò se avesse firmato incarichi o documenti a suo nome.
Andrea negò.
Disse di aver soltanto chiesto informazioni all’agenzia e ritirato un facsimile di delega, che lei non aveva sottoscritto.
Avremmo controllato, ma almeno ora sapevamo cosa chiedere.
«Non posso ripagarti subito», ammise alla fine.
«Se chiudo, perderò il laboratorio.»
Teresa rimase in silenzio.
Pensai che stesse cercando un modo per salvarlo, come aveva fatto per tutta la vita.
Quando parlò, però, non offrì altro denaro.
«Andrai da un professionista per capire i tuoi debiti. Non userai più la mia casa come risposta ai tuoi problemi. E non entrerai con una chiave che ti sei tenuto.»
«Mi stai cacciando dalla famiglia?»
«Ti sto dicendo che non mi fido di te. Sono due cose diverse.»
Andrea abbassò la testa.
Gli occhi gli si riempirono di lacrime, ma mamma non corse a consolarlo.
Gli chiese soltanto di darle il tempo necessario per decidere quali rapporti avere con lui.
Poi pagò il proprio caffè e si alzò.
Fuori, il vento le spostò una ciocca di capelli sulla fronte.
La sistemò con un gesto deciso.
«Domani vado in banca», disse.
«E poi voglio fare una cosa che tuo fratello non si aspetta.»
«Cosa?»
Mamma si voltò verso di me.
«Voglio che, questa volta, sappia quali sono le mie condizioni. Gliele scriverò io.»
Non sapevo se Andrea avrebbe accettato quelle condizioni né se mamma avrebbe voluto rivederlo.
Ma il suo silenzio, finalmente, non sarebbe stato scambiato per un consenso.
Per scoprire quale scelta Teresa mise per iscritto, prosegui con la Parte 5.













