Renata abbassò gli occhi, come se il pavimento potesse offrirle una risposta meno terribile di quella che Luca aspettava.
Il sacerdote fece un passo discreto verso di loro e lasciò che l’organo smettesse di suonare.
Nella chiesa si diffuse un silenzio inquieto.
«Ti ho fatto una domanda», disse Luca.
«Non puoi costringermi a parlarne davanti a tutti», rispose Renata, quasi senza muovere le labbra.
Luca sentì Clara stringergli la mano.
Guardò sua figlia, poi tornò a fissare la donna davanti a lui.
«Non ti sto chiedendo di raccontare la nostra vita agli invitati. Ti chiedo se hai scritto quelle parole a una bambina.»
Renata si passò la lingua sulle labbra.
«Sì. Le ho scritte io.»
La confessione arrivò così piano che soltanto chi era vicino all’altare poté sentirla.
Luca, invece, ebbe l’impressione che ogni angolo della chiesa l’avesse udita.
Aspettava una spiegazione che cambiasse il significato del foglio.
Non ne arrivò nessuna.
«Pensavo che avremmo potuto parlarne dopo», aggiunse Renata.
«Dopo cosa?»
«Dopo la cerimonia, quando saremo più tranquilli.»
«Quando io sarò tuo marito?»
Renata non rispose.
Clara si nascose dietro la giacca di Luca.
Lui capì che non poteva continuare a esporla a quella conversazione.
Si voltò verso il primo banco, dove sua sorella Marta era seduta con un fazzoletto fra le dita.
«Marta, puoi accompagnare Clara in sagrestia? Resta con lei, per favore.»
Marta si alzò immediatamente.
Era la zia che Clara cercava quando aveva bisogno di qualcuno capace di ascoltarla senza interromperla.
«Vieni, tesoro. C’è un posto tranquillo dove possiamo sederci.»
Clara esitò.
«Papà, tu vieni?»
Luca si piegò fino alla sua altezza.
«Tra poco. Sono qui e non vado da nessuna parte senza di te.»
La bambina lo studiò per qualche istante, poi affidò il cestino dei petali a Marta e la seguì.
Solo quando la piccola scomparve oltre una porta laterale Luca riuscì a respirare più profondamente.
Renata fece un mezzo passo verso di lui.
«Vedi? È proprio questo. Clara non mi lascia mai avvicinare a te.»
Luca la guardò incredulo.
«Ha sei anni. Non è una rivale.»
«Non ho detto questo.»
«Ma è così che stai parlando di lei.»
Renata si strinse nelle spalle nude.
Il vestito che avevano scelto insieme, quello che Luca aveva immaginato di ricordare nelle fotografie per il resto della vita, gli sembrò improvvisamente un costume appartenente a un’altra storia.
«Volevo soltanto un po’ di tempo per noi», mormorò lei.
«Puoi desiderare del tempo per una coppia. Non puoi minacciare mia figlia perché te lo conceda.»
«Doveva andare da Marta per qualche settimana. Tutto qui.»
Luca distese il biglietto sul palmo.
«Qui non c’è scritto qualche settimana. C’è scritto che non vivrà più con noi.»
Renata allungò la mano per prenderlo.
Lui la ritrasse.
«Non è un invito a discuterne con lei. È un ordine di tacere.»
«Ero arrabbiata. Ho esagerato.»
«Allora perché consegnarglielo proprio oggi?»
Renata si voltò verso gli invitati, come se cercasse aiuto tra i volti conosciuti.
Sua madre, in prima fila, aveva le mani intrecciate sulle ginocchia.
Nessuno intervenne.
Il sacerdote parlò finalmente, con la voce calma di chi non vuole aggiungere vergogna alla paura.
«Possiamo interrompere la celebrazione. Non c’è alcun obbligo di decidere in questo momento.»
Luca annuì.
Avrebbe voluto raccogliere le idee, trovare una formula che non ferisse nessuno.
Poi pensò a Clara, sola con la convinzione di poter essere cancellata da una nuova famiglia.
«La celebrazione non continuerà», disse.
Renata trasalì.
«Non puoi buttare via due anni per un foglio.»
«Non sto decidendo per un foglio. Sto decidendo per ciò che hai scelto di fare a Clara.»
Dal primo banco si levò un bisbiglio.
Luca non cercò di zittirlo con una spiegazione pubblica.
Si rivolse agli ospiti e disse soltanto che il matrimonio non avrebbe avuto luogo, chiedendo di rispettare la privacy della famiglia.
Qualcuno rimase immobile.
Altri abbassarono lo sguardo.
Le sedie scricchiolarono mentre gli invitati cominciavano ad alzarsi.
Renata trattenne un singhiozzo.
«Mi stai umiliando.»
«Avrei preferito parlare in privato», rispose Luca. «Ma non ti chiederò di portare avanti una cerimonia mentre mia figlia ha paura di tornare a casa.»
Non seppe se lei comprese davvero quella differenza.
Vide solo che si voltava verso sua madre, cercando il sostegno che fino a un’ora prima credeva assicurato.
Luca raggiunse la sagrestia.
Clara era seduta accanto a Marta e faceva scorrere il pollice lungo il bordo del cestino.
Non aveva più pianto, ma gli occhi erano attenti a ogni rumore proveniente dalla chiesa.
«È finito?» chiese.
Luca si sedette davanti a lei.
«Il matrimonio non si farà.»
Clara impallidì.
«Perché gliel’ho detto?»
La domanda lo colpì più della confessione di Renata.
«No, amore. Tu hai fatto la cosa giusta venendo da me. Io ho preso una decisione perché un adulto ti ha spaventata.»
«Renata sarà triste.»
«Forse sì. Ma la tristezza di un adulto non è una responsabilità tua.»
Marta chinò la testa, commossa.
Luca sfiorò il braccio di Clara.
«Puoi essere dispiaciuta e al tempo stesso sentirti al sicuro. Non devi scegliere.»
Uscirono da una porta laterale, lontano dai telefoni e dalle domande.
La luce del pomeriggio cadeva sui gradini di pietra.
Luca aveva ancora la giacca dello sposo, e Clara continuava a indossare il vestito color avorio.
Per un momento non seppe dove mettere gli occhi.
Aveva organizzato una festa, prenotato una cena, invitato persone care.
Tutti quei preparativi sarebbero diventati telefonate imbarazzanti e spese perdute.
Non era niente rispetto a ciò che sarebbe potuto succedere se avesse scelto di non guardare quel foglio.
Marta gli disse che avrebbe telefonato al ristorante e avvisato i parenti più stretti, evitando spiegazioni su Clara.
Luca accettò con gratitudine.
Mentre la bambina beveva un po’ d’acqua sul sedile posteriore dell’auto, Marta gli fece cenno di aspettare.
«Luca, c’è qualcosa che avrei dovuto dirti prima.»
Lui le vide cambiare espressione.
«Che cosa?»
«Tre settimane fa Renata mi ha chiesto se Clara poteva venire a vivere da me dopo le nozze.»
Luca sentì il sangue scendere dal viso.
«Da te? Perché non me l’hai detto?»
«Perché mi ha assicurato che lo avevate già deciso insieme. Io le ho risposto che volevo sentirlo da te.»
Marta estrasse il telefono dalla borsa.
«Ho conservato i messaggi. E adesso devi vedere come mi ha risposto.»
Che cosa aveva raccontato Renata a Marta usando il nome di Luca? Per scoprirlo, continua con la Parte 3.













