La mattina seguente, Daniele tornò nella casa di famiglia senza Luca.
Il bambino era con Giulia, ormai dimessa dopo gli accertamenti, e con una zia materna venuta ad aiutarli per qualche giorno.
Il medico aveva raccomandato riposo e un controllo del polso, ma soprattutto aveva suggerito di non costringerla a rievocare tutto davanti al figlio.
Daniele aveva accettato, anche se le domande gli riempivano la testa.
Adele lo aspettava in cucina, seduta davanti a una tazza di tè freddo.
Aveva settantaquattro anni e una schiena che sembrava incurvarsi ogni volta che uno dei suoi figli nominava il denaro.
Quando lui entrò, non gli chiese come stesse Elena.
— Giulia ha avuto molta paura? — domandò.
— Sì, mamma. E Luca l’ha vista uscire da quella porta.
Adele abbassò il capo.
Sul tavolo c’erano le fotografie della festa, ancora dentro una busta non aperta, e una tovaglia piegata a metà.
Daniele si accorse che sua madre aveva lasciato intatti i piatti della sera precedente.
Per anni aveva creduto che Elena fosse l’unica a sapere come aiutarla, perché era quella che rispondeva alle telefonate e ricordava gli appuntamenti.
Ora si chiese che cosa sua madre avesse smesso di raccontargli per non creare problemi.
— Voglio capire che cosa hai firmato — disse.
Adele indicò una credenza.
— Nel cassetto alto c’è una cartellina. Non quella azzurra. Un’altra, con i fogli che mi hanno dato in banca.
Daniele la prese e la posò sul tavolo davanti a lei.
Non voleva rovistare nei suoi documenti senza permetterle di decidere.
Adele estrasse alcune ricevute, poi una fotocopia di una delega.
Spiegò di aver autorizzato Elena, tempo prima, a svolgere determinate operazioni sul conto da cui pagava le bollette e le spese di assistenza.
— Era comodo — disse. — Io mi stancavo presto e lei abitava qui vicino.
— Poi?
— Poi ho smesso di controllare gli estratti. Quando arrivavano, Elena diceva che li avrebbe sistemati.
Daniele portò una sedia accanto a lei.
Non aveva senso rimproverarla per essersi fidata della figlia.
Lui aveva fatto la stessa cosa, senza neppure avere il peso degli anni e delle visite mediche.
— Giulia ha trovato un altro foglio — raccontò. — Un’autorizzazione datata nel periodo in cui eri in ospedale.
Adele annuì lentamente.
— Elena mi ha chiesto di firmare alcune carte quando sono tornata a casa.
Ma non ricordo quella che dici. Allora avevo la mano destra fasciata e facevo fatica a scrivere il mio nome.
Daniele non concluse che ogni firma fosse falsa.
Sapeva soltanto che c’era una contraddizione precisa e che bisognava chiarirla con chi poteva controllare gli originali.
Chiamò quindi il maresciallo che aveva raccolto la prima denuncia di Giulia.
Gli riferì quello che Adele ricordava e chiese come preservare i documenti senza toccare le carte già sotto verifica.
— Non spostate nulla dalla cantina — rispose il maresciallo. — Per i movimenti bancari dovrà essere vostra madre, con il necessario supporto, a richiedere i dati.
Adele ascoltò la conversazione.
Quando Daniele chiuse la chiamata, si alzò con una decisione che lui non le vedeva da tempo.
— Allora ci vado io.
In filiale, Adele chiese personalmente l’elenco delle operazioni e le informazioni sulla delega ancora attiva.
Daniele rimase al suo fianco senza parlare al posto suo.
Alcuni importi corrispondevano a spese vere: riparazioni in casa, visite specialistiche, pagamenti alla persona che veniva a pulire due volte al mese.
Altri, invece, erano più grandi e ripetuti.
Nel corso di quasi un anno, erano usciti poco più di quarantamila euro destinati a conti che Adele non riconosceva.
— Non ho autorizzato quei pagamenti — disse alla consulente.
La donna spiegò quali verifiche potessero essere avviate e come limitare nuovi movimenti, senza anticipare conclusioni sulle responsabilità.
Adele firmò una richiesta di chiarimenti e domandò di sospendere l’operatività della delega, secondo le procedure previste.
Daniele vide la sua mano tremare leggermente, ma non le tolse la penna.
Durante il tragitto di ritorno, sua madre gli raccontò ciò che fino ad allora aveva tenuto nascosto.
Elena aveva cominciato a lamentare le spese sostenute per assisterla.
All’inizio Adele le dava denaro per la benzina, le medicine o la spesa.
Poi Elena aveva detto di avere prestiti da rimborsare e di aver sacrificato troppi anni per la famiglia.
— Le ho risposto che ne avremmo parlato tutti insieme — disse Adele. — Lei si è offesa.
— Perché non mi hai chiamato?
La donna guardò il paesaggio oltre il finestrino.
— Perché tu avevi già la tua famiglia e non volevo che vi divideste per colpa mia.
Daniele sentì il desiderio di rassicurarla dicendo che non era colpa sua.
Scelse qualcosa di più difficile.
— Avrei dovuto chiederti come stavi, non soltanto se Elena ti accompagnava dal medico.
Nel pomeriggio, Giulia accettò di incontrarlo sul balcone di casa, mentre Luca disegnava in soggiorno con la zia.
Daniele le mostrò soltanto i dati che Adele gli aveva permesso di condividere.
Giulia riconobbe due importi visti nella cartellina azzurra.
Spiegò di essere venuta in possesso di quelle copie mentre cercava una ricevuta per un rimborso, su richiesta della suocera.
Non aveva frugato per sospetto: Adele le aveva chiesto aiuto dopo che Elena aveva iniziato a rispondere con impazienza a ogni domanda.
— Ti avevo detto che c’erano cose strane — mormorò Giulia.
— Me l’avevi detto tre volte — ammise Daniele.
Lei non sembrò sollevata dalla precisione del ricordo.
— E tutte e tre mi hai chiesto di aspettare.
Daniele abbassò la testa.
Fino al giorno prima avrebbe cercato una spiegazione per sua sorella; ora capiva che difenderla automaticamente significava chiedere a Giulia di sopportare da sola il dubbio.
Giulia gli raccontò infine un particolare che non aveva voluto riferire davanti ai soccorritori.
Quando Elena le aveva aperto il passaggio verso la cantina, stringeva la cartellina azzurra sul petto.
Prima di chiudere la porta aveva pronunciato una frase precisa.
— Ha detto: «Se Adele parla prima che io sistemi tutto, perderemo questa casa».
La casa apparteneva ad Adele, non a Elena.
Daniele pensò alla delega, alle somme scomparse e alla fretta con cui sua sorella aveva organizzato la festa.
Quella sera, una telefonata della banca aggiunse una nuova domanda: fra le disposizioni da verificare figurava un pagamento programmato per l’indomani.
Non era ancora partito, e Adele poteva chiedere di bloccarlo.
Ma il destinatario non sembrava legato alle cure di sua madre.
Chi avrebbe ricevuto quell’ultimo denaro e perché Elena aveva così tanta fretta?
La risposta comincia nella Parte 4.













