L’acqua non era più trasparente.
Una scia blu scurissima si avvolgeva intorno alla catenina, mentre sulla superficie galleggiavano minuscoli frammenti chiari.
Il fermaglio, che la sera prima sembrava liscio, presentava ora una fessura sottile e un alone opaco.
Morgan rimase immobile con il bicchiere in mano.
Non sapeva che cosa stesse osservando, ma ricordava perfettamente la fretta con cui Julian le aveva chiesto di indossare il regalo.
Lo posò sul ripiano e scattò alcune fotografie.
Riprese il bicchiere da più angolazioni, poi fotografò la scatola di velluto e il biglietto senza firma che era rimasto all’interno.
Non versò via il liquido e non toccò la collana.
Le mani le tremavano abbastanza da farle sbagliare due volte il codice del telefono.
Dal corridoio arrivò la voce di Julian.
«Morgan? Sei già in piedi?»
Lei aprì il frigorifero, fingendo di cercare il latte.
«Non riuscivo più a dormire.»
Lui entrò in cucina in maglietta, ancora spettinato.
I suoi occhi passarono dal viso di lei al tavolo, poi allo sportello aperto del mobile.
Morgan sentì il bisogno di mettersi davanti al bicchiere, ma riuscì a non muoversi.
«Hai provato la collana?»
Era la prima domanda che le faceva, prima ancora di augurarle buongiorno.
Morgan si aggrappò a quel dettaglio per controllare la voce.
«Non ancora. Pensavo di farlo nel fine settimana.»
Julian serrò la mandibola.
«Non capisco perché devi sempre rimandare tutto.»
«È una collana, Julian. Non una scadenza bancaria.»
Lui abbassò gli occhi e scoppiò in una risata breve, troppo rumorosa.
Poi uscì dicendo che doveva telefonare a un cliente.
Morgan aspettò di sentire la porta dello studio chiudersi e avvolse il bicchiere in un contenitore rigido, senza scuoterlo.
Lo ripose in una borsa che avrebbe portato al lavoro.
Sul tragitto in autobus cercò sul telefono il numero di un centro antiveleni.
Descrisse quello che era successo senza formulare diagnosi e ricevette un’indicazione netta: non indossare l’oggetto, non maneggiare il liquido e chiedere una valutazione professionale.
Non le fu detto che cosa contenesse l’acqua.
Nessuno poteva saperlo da una descrizione al telefono.
Fu proprio quella prudenza a convincerla di non essere pazza.
In ufficio chiese al suo responsabile la mattina libera per una questione personale.
L’uomo la guardò sopra gli occhiali, sorpreso: Morgan non chiedeva quasi mai permessi.
Lei evitò spiegazioni e raggiunse un presidio sanitario, dove un medico registrò l’accaduto e le consigliò di conservare l’oggetto senza ulteriori manipolazioni.
Le suggerì anche di fare una segnalazione formale se sospettava che qualcuno avesse alterato intenzionalmente un regalo destinato a essere indossato.
Morgan uscì con un foglio di indicazioni e più domande di prima.
La collana poteva essere una semplice imitazione mal rifinita.
Il colore nell’acqua, da solo, non provava un tentativo di farle del male.
Tuttavia Julian non aveva mai insistito tanto perché lei accettasse un suo regalo.
Seduta nell’atrio dell’ambulatorio, aprì l’applicazione bancaria.
Controllò i movimenti della carta che usava per la spesa, le utenze e gli acquisti comuni.
Tre giorni prima della consegna della collana, aveva pagato senza ricordarlo un importo consistente presso una società dal nome generico: North Shore Services.
La transazione risultava effettuata online, a tarda notte.
Morgan non aveva acquistato niente a quell’ora.
Fece scorrere i movimenti precedenti.
Trovò altre due uscite verso lo stesso beneficiario, più piccole, disposte a intervalli regolari.
Le descrizioni non spiegavano il motivo dei pagamenti.
Per un momento pensò alle innumerevoli spese che Julian faceva addebitare sul loro conto, sempre promettendo di rimborsarla.
Poi notò che l’ultima operazione era avvenuta proprio mentre lui le diceva di non poter comprare neppure la benzina.
Telefonò alla banca, contestò le operazioni che non riconosceva e chiese di bloccare la carta.
L’impiegata le spiegò come ottenere la documentazione disponibile e verificare le autorizzazioni.
Morgan annotò tutto su un taccuino.
Era abituata a ricostruire conti confusi per altre persone; le sembrava assurdo non aver mai esaminato con la stessa attenzione quelli di casa propria.
Ricordò il giorno in cui aveva dato a Julian i dati della carta per pagare una spedizione urgente.
Allora lui era sembrato imbarazzato, quasi commosso dalla fiducia che gli dimostrava.
In seguito non le aveva chiesto ogni volta un nuovo permesso: annunciava semplicemente una spesa già fatta, definendola indispensabile.
Morgan aveva protestato, ma alla fine prendeva il denaro dai propri risparmi e rimetteva in ordine i conti.
La sua competenza professionale, che tutti apprezzavano in ufficio, a casa era diventata lo strumento con cui copriva le conseguenze delle decisioni altrui.
Per la prima volta si domandò quante uscite avesse smesso di controllare solo per evitare un’altra discussione serale.
A mezzogiorno ricevette un messaggio da Julian.
«Sei riuscita a mettere la collana? Mandami una foto.»
Morgan lo lesse due volte.
Rispose che era fuori per lavoro e lasciò il telefono sul tavolo.
Un minuto dopo arrivò un altro messaggio.
«Non perderla. Mi è costata parecchio.»
Il primo impulso fu chiedergli quanto.
Il secondo fu telefonare a sua madre, che viveva lontano, e raccontarle ogni cosa.
Invece Morgan cercò una persona che conosceva le pratiche testamentarie della nonna: l’avvocata Helen Parker, che anni prima aveva seguito il passaggio della casa di Door County.
Helen ricordava bene Clara.
Ascoltò Morgan fino in fondo, senza interromperla né suggerirle una spiegazione prematura.
Quando sentì parlare dei continui tentativi di Julian di far vendere la proprietà, le consigliò di recuperare immediatamente le copie dei documenti custoditi in casa.
«Hai mai firmato una procura per permettergli di occuparsi dell’immobile?»
«No. Mai.»
«Allora verifica che nessuno stia usando i tuoi dati per fingere il contrario. Io controllerò ciò che è possibile controllare ufficialmente.»
Morgan ringraziò, ma prima di riagganciare Helen fece un’altra domanda.
«Quando sei stata alla casa l’ultima volta?»
«Un mese fa. Perché?»
«Ieri ho ricevuto una richiesta di informazioni su quell’indirizzo da una società che diceva di rappresentare un potenziale acquirente. Pensavo fosse stata mandata da te.»
Morgan si irrigidì.
Non aveva contattato nessun acquirente.
Non aveva nemmeno autorizzato Julian a mostrare la casa.
«Come si chiamava la società?»
Helen consultò i propri appunti.
«North Shore Services.»
In quel momento Morgan capì che il denaro sparito dalla sua carta e la proprietà della nonna appartenevano forse allo stesso disegno.
Ma qualcuno aveva già cominciato a muoversi intorno alla casa, senza chiedere il suo permesso.
Chi stava cercando di prendere possesso della vita di Morgan mentre lei continuava a fidarsi di Julian? Leggi la Parte 3 per seguire la traccia lasciata a Door County.













