Non capii subito che cosa intendesse.
Pensai che Macy volesse dirmi che Walter mi aveva scelto perché ero abbastanza povero da accettare qualunque offerta.
Sarebbe stato offensivo, ma non impossibile.
Invece lei guardò la villa, poi il telefono sul cruscotto, come se temesse che qualcuno potesse ascoltarci.
«Hai il tesserino del magazzino con te?»
La domanda mi lasciò interdetto.
«Nel portafoglio. Perché?»
«Mio zio Riccardo ha detto a papà che domani qualcuno ti avrebbe accusato di una cosa molto grave. Ma la cosa grave deve succedere stanotte.»
Riccardo dirigeva l’amministrazione dell’azienda ed era il fratello di Silvia, la madre di Macy.
Non avevo mai avuto confidenza con lui.
Quando passava tra gli scaffali controllava i registri senza guardare in faccia nessuno.
Una volta mi aveva rimproverato perché avevo annotato un pacco danneggiato prima che l’autista firmasse la consegna.
«Non inventare problemi», mi aveva detto.
Io però avevo lasciato la nota: il pacco era davvero arrivato aperto.
Macy tirò fuori il telefono e mi mostrò la fotografia di un foglio.
Era stata scattata di sbieco, di nascosto.
In cima c’era il logo dell’azienda; sotto, una tabella degli accessi notturni.
Accanto alle ore 22.15 compariva il mio nome.
La colonna successiva indicava il deposito secondario, quello di cui Walter mi aveva affidato le chiavi.
«Questo non è possibile», dissi.
«Il sabato sera non lavoro. E non ho chiesto nessun accesso.»
«Lo so. È proprio questo il punto.»
Mi raccontò che il giorno prima aveva cercato suo padre nello studio di casa.
La porta era socchiusa.
Aveva sentito Riccardo dire che, se durante un controllo fossero mancati dei documenti e del denaro, tutti avrebbero pensato a me.
Walter aveva risposto qualcosa che lei non aveva afferrato.
Poi Riccardo aveva pronunciato una frase abbastanza forte da farla indietreggiare.
«Il ragazzo non ha nessuno che possa difenderlo.»
Sentii un brivido salirmi lungo la schiena.
Non ero offeso soltanto per me.
Avevo davanti agli occhi mia madre che faceva i conti su un quaderno e Hailey che nascondeva le scarpe rotte sotto il letto.
Sapevo quanto sarebbe bastata una voce di furto per cancellare il lavoro che avevo costruito.
«Perché tuo padre non mi ha detto niente?»
«Gli ho fatto la stessa domanda.»
Macy abbassò lo sguardo.
Dopo aver ascoltato quella conversazione aveva affrontato Walter.
Lui le aveva detto che non doveva immischiarsi e che aveva tutto sotto controllo.
La mattina seguente il suo accompagnatore aveva rinunciato alla festa, spiegando che non voleva entrare nei problemi della sua famiglia.
Macy mi confessò di avergli raccontato troppo, nella speranza che la aiutasse a parlare con un adulto.
«Papà ha scelto te dopo che ho litigato con lui», disse.
«Non perché temesse che restassi senza accompagnatore. Voleva che tu fossi qui, davanti a centinaia di persone, proprio a quell’ora.»
«Per proteggermi o per usarmi?»
«Non lo so.»
Era la prima risposta sincera che avevo ricevuto da quando ero arrivato a casa sua.
Provai una gratitudine imprevista per quella ragazza che aveva trascorso tutto il tragitto senza parlarmi.
Non sapeva come dirmi qualcosa che poteva distruggere la mia fiducia in suo padre.
«Dobbiamo chiamare la polizia», dissi.
«Forse. Ma prima guarda questo.»
Mi mostrò una seconda immagine.
Il foglio non riguardava soltanto gli accessi: in basso era indicata una verifica dei valori custoditi nell’ufficio amministrativo.
C’era una cifra, quarantottomila euro, che non avevo mai visto comparire in nessuna delle mie bolle di consegna.
«Riccardo gestisce soldi che io non tocco», spiegai.
«Io sposto scatole, non contanti.»
«Allora qualcuno sta cercando di mettere insieme due cose che non c’entrano nulla.»
Restammo in silenzio, ciascuno con il proprio telefono tra le mani.
Avrei voluto guidare fino a casa e chiudere la porta.
Ma se un documento con il mio nome esisteva già, andarmene non lo avrebbe cancellato.
Entrammo nella villa.
All’accoglienza un’insegnante controllò i nomi e ci consegnò due braccialetti di carta con l’ora d’ingresso stampata.
Macy mi spiegò che Walter aveva insistito perché fossimo fotografati dal servizio ufficiale prima delle dieci.
Non sembrava il desiderio di un padre orgoglioso: sembrava una disposizione precisa.
Scattammo la foto, poi ci sedemmo vicino a una finestra che dava sul parcheggio.
Non provammo nemmeno a fingere di essere una coppia.
Le dissi che avrei scritto alla mamma per avvertirla che sarei rientrato tardi.
Lei mi chiese di non spaventarla prima di sapere che cosa fosse vero.
Mandai un messaggio semplice: «Tutto bene. Sono alla festa. Ti telefono più tardi.»
Mamma rispose quasi subito con un cuore e una raccomandazione di guidare piano.
Mi si strinse la gola.
Era convinta che fossi lì per guadagnare qualche euro in più, non per difendermi da un’accusa inesistente.
Macy salvò entrambe le immagini in un messaggio indirizzato alla propria casella di posta e mi suggerì di fare lo stesso.
Non avevamo la certezza che provassero un reato, ma almeno non sarebbero scomparse se qualcuno le avesse cancellate dal telefono.
Mi ricordai allora di una consegna della settimana precedente.
Riccardo mi aveva chiesto di firmare la restituzione di tre colli che non avevo mai visto.
Quando avevo rifiutato, aveva ripreso il modulo senza discutere.
All’epoca avevo pensato che fosse soltanto irritato; ora mi domandavo se avesse già iniziato a cercare una firma da imitare.
«Hai qualcosa che dimostri di aver detto di no?» chiese Macy.
«Ho scritto un’annotazione nel registro delle anomalie. Il registro è in azienda.»
«Allora non andarci da solo, nemmeno se qualcuno ti chiama.»
Era uno strano consiglio, ricevuto da una ragazza che conoscevo appena, durante una festa alla quale non avevo voluto partecipare.
Eppure mi sembrò il primo consiglio sensato della serata.
Alle dieci e dodici il mio telefono squillò.
Era Walter.
Mi allontanai di pochi passi, sotto lo sguardo inquieto di Macy.
«Cody, dove sei?»
«Alla villa, come mi ha chiesto.»
Ci fu un respiro breve, poi un rumore metallico dall’altra parte della linea.
«Ascoltami bene. È successa una cosa al deposito. Non tornare qui, qualunque messaggio tu riceva.»
Stavo per chiedergli perché, quando arrivò una notifica da un numero sconosciuto.
Il testo diceva: «Cody, sono Riccardo. Walter ha bisogno di te al magazzino. Porta il tesserino e passa dall’ingresso laterale. Subito.»
Alzai lo sguardo verso Macy.
La voce di suo padre tremò nel telefono.
«Hai ricevuto quel messaggio, vero?»
«Sì.»
«Allora adesso sapremo chi sta tentando di incastrarti.»
Per capire perché un uomo che mi aveva sempre chiamato affidabile aveva permesso che il mio nome finisse su quel foglio, continua con la Parte 3.













