Lucas non rispose subito a Vanessa.
Prese il biglietto, lo ripiegò lungo le vecchie pieghe e lo ripose nella tasca interna della giacca.
«Non deciderò il futuro di mia figlia mentre lei è seduta là fuori a pensare che potrebbe perdere anche me.»
«Quindi te ne vai?»
«Vado a parlarle. È diverso.»
Lasciò la stanza senza aspettare il permesso di nessuno.
Dietro la porta della chiesa l’organista aveva smesso di suonare.
Gli invitati parlavano sottovoce e qualcuno consultava l’orologio.
Lorenzo lo raggiunse all’ingresso.
«Il sacerdote aspetta una tua risposta. Posso dirgli che ci sarà un ritardo?»
Lucas guardò il suo amico.
Lo conosceva dai tempi dell’università; gli era stato accanto al funerale di Elena, quando Clara era troppo piccola per comprendere perché sua madre non sarebbe tornata.
«Digli che la cerimonia non inizierà. Fra poco parlerò con gli invitati.»
Lorenzo fece un respiro profondo.
«Ti serve qualcosa?»
«Che nessuno faccia domande a Clara.»
«Ci penso io.»
La bambina era seduta fra Marta e Giulia.
Aveva ancora il piccolo fermaglio di perle che aveva scelto per l’occasione, ma teneva i piedi sollevati dalla panca, come faceva quando era nervosa.
Appena vide Lucas si alzò di scatto.
«Papà, ho fatto una cosa brutta?»
Lucas si sedette davanti a lei.
«No. E voglio che mi ascolti bene. Gli adulti devono risolvere i problemi degli adulti. Non è tuo compito aggiustarli.»
Clara si tormentò il bordo del vestitino.
«Vanessa ha detto che a Savona ci sono le barche. Ma io voglio andare al mare con te.»
Lucas cercò di mantenere un tono calmo.
«Quando te ne ha parlato?»
«Ieri. Mi ha detto che, quando sareste diventati marito e moglie, sarei stata con la signora Adele e avrei imparato a dormire da sola senza chiederti sempre.»
Marta si voltò verso Giulia.
Entrambe rimasero in silenzio.
«Ti ha detto che io ero d’accordo?» domandò Lucas.
«Ha detto che tu saresti stato contento se fossi stata coraggiosa. Io ho provato a non piangere. Però stamattina l’ho sentita parlare con Adele e ho trovato il foglio.»
La voce di Clara diventò quasi impercettibile.
«Pensavo che, se non piangevo, magari mi lasciavano restare.»
Lucas sentì quelle parole arrivargli addosso più duramente di qualsiasi accusa.
Sua figlia aveva cercato di guadagnarsi il diritto di abitare con lui comportandosi meglio.
«Non devi essere coraggiosa per meritarti casa tua», le disse.
«Puoi piangere, essere arrabbiata, avere paura. Io resto tuo padre in tutti quei momenti.»
Clara posò una mano sulla sua.
«Allora oggi non ti sposi?»
Lucas non voleva che un giorno lei pensasse di avergli tolto qualcosa.
Scelse con cura ogni parola.
«Oggi non mi sposo perché ho scoperto una cosa importante che avrei dovuto sapere. Questa decisione la prendo io. Non è colpa tua.»
Clara rimase zitta per qualche secondo.
Poi gli chiese se poteva tornare a casa a cambiarsi le scarpe, che le facevano male.
Lui sorrise per la prima volta da quella mattina.
«Certo che puoi.»
Lucas lasciò Clara con Marta e Lorenzo e tornò nella sala laterale.
Vanessa era in piedi, mentre Adele fissava la finestra.
Nessuna delle due si era mossa per raggiungere la bambina.
«Non ci sarà matrimonio», disse Lucas.
Vanessa portò le mani al volto.
«Non puoi buttare via due anni così.»
«Non li sto buttando via. Ho passato quei due anni credendo che volessimo costruire una famiglia insieme.»
«Io ti amo!»
«Allora dovevi permettermi di decidere conoscendo la verità.»
Vanessa cominciò a piangere.
Lucas non provò soddisfazione nel vederla così.
Era una persona che aveva amato e con cui aveva immaginato di invecchiare.
Ma il dolore di Vanessa non rendeva meno reale quello di Clara.
«Se avessi aspettato un giorno, mi avresti lasciata spiegare», disse lei.
«Hai avuto mesi per farlo. Hai preferito che la spiegazione arrivasse dopo il sì.»
Adele si fece avanti.
«Lucas, posso chiederti scusa?»
«Può farlo. Ma non lo faccia davanti a Clara oggi, chiedendole di consolarla.»
La donna abbassò la testa.
Riconobbe che una richiesta di perdono avrebbe avuto bisogno di tempo e di gesti, non soltanto di parole dette in fretta.
Vanessa gli porse l’anello di fidanzamento.
«Riprendilo, allora.»
«Non voglio trasformare questa giornata in una punizione. Parleremo delle nostre cose quando ci saremo calmati. Intanto ti chiedo di non contattare Clara.»
Vanessa lo guardò con amarezza.
«Non l’ho mai considerata mia figlia, Lucas. Ho provato, ma non ci sono riuscita.»
Era forse la prima frase davvero sincera che gli rivolgeva da settimane.
Lucas ne avvertì la crudeltà e anche la chiarezza.
Avrebbe voluto sentirla mesi prima, quando erano ancora liberi di discutere senza fare promesse davanti a un altare.
Uscì insieme a Lorenzo.
Davanti agli invitati non mostrò il biglietto e non pronunciò il nome di Clara.
Si fermò a metà della navata, con le mani vuote.
«Mi dispiace avervi fatto venire fin qui», disse.
«La cerimonia non avrà luogo. È una decisione mia, presa dopo una conversazione importante. Vi chiedo di rispettare la nostra riservatezza.»
Qualcuno mormorò sorpreso.
Alcuni parenti si alzarono immediatamente.
Lorenzo e Marta si occuparono di spiegare che il ricevimento era annullato e che gli ospiti sarebbero stati avvisati delle questioni pratiche nei giorni successivi.
Lucas non restò ad ascoltare le ipotesi.
Andò da Clara, le prese la mano e uscì attraverso una porta laterale.
Sulla strada di casa, Marta guidava, mentre Giulia era rimasta in chiesa a recuperare la borsa e gli effetti personali della bambina.
Clara sedeva dietro, accanto a suo padre.
Per un tratto guardò scorrere le case senza parlare.
Poi gli sfiorò la manica.
«Papà, quando torniamo c’è ancora la fotografia della mamma sul comodino?»
Lucas si voltò verso di lei.
«Perché me lo chiedi?»
«Vanessa aveva detto che bisognava fare spazio alla nostra nuova famiglia. Ieri ho visto una scatola vicino alla mia stanza.»
Lucas capì allora che fermare le nozze era stata solo la prima cosa da fare.
Ora doveva scoprire quanto della vita di Clara fosse già stato spostato senza che lui se ne accorgesse.
Segui la Parte 5 per vedere che cosa trovarono a casa e come Lucas ricostruì, con sua figlia, la fiducia spezzata.













