Vanessa guardò il biglietto, poi l’ingresso della chiesa.
Le dita si chiusero attorno al bordo del velo.
«Non puoi interrogarmi qui davanti a tutti.»
Lucas abbassò il foglio, senza ripiegarlo.
«Allora andiamo nella stanza dove ti sei preparata.»
«Mancano pochi minuti.»
«La cerimonia può aspettare.»
Vanessa lo fissò come se non riconoscesse più l’uomo che aveva davanti.
Dall’interno della chiesa arrivò una seconda chiamata, questa volta più vicina.
Era Lorenzo, il testimone di Lucas, che si affacciava sulla soglia con il programma della cerimonia in mano.
«Tutto bene?»
«Avvisa il sacerdote che dobbiamo fermarci», rispose Lucas.
Lorenzo vide Clara aggrappata alla giacca del padre.
Non chiese altro.
Rientrò e si chiuse piano la porta alle spalle.
Vanessa si portò una mano alla fronte.
«Stai annullando il matrimonio per un foglietto che una bambina ha trovato per terra?»
«Sto chiedendo che cosa significa.»
«È una frase tolta dal contesto.»
Lucas attese.
Vanessa indicò il corridoio, quasi sollevata di poter allontanarsi dagli sguardi degli invitati.
Ma appena raggiunsero la piccola sala laterale, cominciò a parlare in fretta.
«Mia madre e io stavamo organizzando il dopo cerimonia. Clara sarebbe rimasta con lei durante il viaggio di nozze. È tutto.»
Lucas conosceva il programma.
Lui e Vanessa sarebbero partiti soltanto tre giorni dopo, e Clara avrebbe trascorso quei giorni a casa loro con la consueta babysitter, Giulia.
Per la settimana successiva era già previsto che la bambina restasse con sua zia Marta, sorella di Lucas, una persona che adorava.
«Tua madre non era nel programma», disse.
«Abbiamo pensato di alleggerire Marta.»
«Senza dirmelo?»
«Volevo farti una sorpresa.»
Lucas sentì la parola sorpresa diventare qualcosa di offensivo.
Guardò Clara, rimasta accanto alla porta.
«Se era una sorpresa gentile, perché lei pensa di non poter più vivere con me?»
Vanessa esitò.
«Clara sente una frase e costruisce una storia. Lo sai com’è fatta.»
La bambina abbassò la testa.
Lucas si accucciò accanto a lei.
«Tu hai soltanto raccontato quello che hai sentito», disse piano.
«Non devi difenderti.»
Clara annuì appena.
Vanessa aprì la bocca, ma una voce proveniente dal corridoio la interruppe.
«Lucas? Sono Giulia. Lorenzo mi ha detto di venire.»
La babysitter entrò con la piccola borsa di Clara sulla spalla.
Lavorava con la famiglia da quasi due anni, da quando Lucas aveva dovuto riprendere a tempo pieno il lavoro dopo la morte di Elena, la madre della bambina.
Non era una sostituta di Elena e non aveva mai preteso di esserlo.
Era semplicemente una presenza affidabile.
«Giulia, sapevi che Clara sarebbe dovuta andare a casa della madre di Vanessa?»
La donna scosse il capo.
«Io ho ricevuto un messaggio ieri sera. Diceva di portare qui una valigia, ma quando ho chiesto perché, Vanessa mi ha scritto che se ne sarebbe occupata sua madre.»
«Una valigia?»
Giulia guardò Vanessa.
«Quella blu di Clara. Non l’ho preparata. Era nell’armadio e nessuno mi aveva spiegato quando sarebbe tornata.»
Vanessa fece un passo verso di lei.
«Non era affar tuo decidere.»
«Non ho deciso niente», rispose Giulia.
«Ho chiesto a Lucas, ma il messaggio è arrivato dopo che aveva spento il telefono per la cena con i parenti. Stamattina mi hai detto di non disturbarlo prima delle nozze.»
Lucas ricordò quella cena.
Vanessa gli aveva preso il telefono per metterlo nella custodia dell’abito, dicendo che almeno per una sera avrebbe dovuto smettere di rispondere a tutti.
Allora gli era sembrato un gesto affettuoso.
«Dove si trova la valigia?»
«Non lo so», rispose Giulia.
Vanessa si voltò verso Lucas.
«Ti prego, stai creando un problema enorme per una cosa organizzativa.»
«Una cosa organizzativa si può spiegare con date e persone», ribatté lui.
«Dimmi quando Clara sarebbe tornata.»
Il silenzio durò abbastanza da fargli capire che la risposta non sarebbe stata quella che sperava.
«Dopo che ci fossimo sistemati», disse infine Vanessa.
«Dove?»
«Nella nostra nuova vita.»
Lucas sentì il sangue affluirgli alle tempie.
Avevano discusso di una casa più grande e di una stanza tutta per Clara.
Vanessa aveva perfino scelto, almeno a parole, una parete color salvia per la camera della bambina.
Durante una visita, Clara aveva chiesto se nella nuova stanza ci sarebbe stato posto per il vecchio scaffale dei libri di Elena.
Vanessa aveva sorriso davanti all’agente immobiliare, poi in macchina aveva osservato che un trasloco era il momento giusto per lasciare indietro gli oggetti ingombranti.
Lucas aveva risposto distrattamente che avrebbero deciso insieme che cosa portare.
Solo adesso gli tornava in mente il modo in cui Clara aveva smesso di parlare, stringendo tra le mani il disegno della cameretta che aveva preparato per mostrare a Vanessa.
Non era stata una scena clamorosa; proprio per questo lui l’aveva dimenticata.
«La nostra nuova vita comprende mia figlia.»
«Non possiamo continuare a girare tutto intorno a lei», sbottò Vanessa.
«Ogni cena, ogni vacanza, ogni decisione. Io non ho mai uno spazio che sia nostro.»
Clara fece un passo indietro.
Lucas lo vide e capì che la conversazione doveva continuare senza di lei.
«Giulia, puoi accompagnarla da Marta? È in terza fila, vicino al corridoio. Dille che la sto cercando e che Clara rimarrà con lei finché non arrivo.»
La babysitter si inginocchiò davanti alla bambina.
«Vieni con me? Restiamo vicino alla zia. Papà arriva.»
Clara guardò Lucas, incerta.
«Me lo prometti?»
«Te lo prometto.»
Quando la porta si richiuse, Lucas tornò a Vanessa.
Non le chiese più se amasse Clara.
Le chiese qualcosa di preciso.
«Chi ha scritto il biglietto?»
«Mia madre. Probabilmente. Era nervosa per gli orari.»
«Allora chiamala.»
Vanessa rimase immobile.
Poi prese il telefono dalla borsetta e compose un numero.
Non attivò il vivavoce.
«Mamma, vieni nella stanza laterale. Subito.»
Dopo pochi minuti comparve Adele, la madre di Vanessa, ancora con il cappellino appuntato ai capelli.
Guardò il foglio fra le mani di Lucas e impallidì.
«Non doveva finire nelle mani della bambina», mormorò.
Lucas ebbe la sensazione di aver perso l’ultimo appiglio a un malinteso.
«Lei sa che cosa significa?»
Adele rivolse alla figlia uno sguardo agitato.
«Vanessa mi aveva detto che era già tutto concordato con te.»
«Che cosa?»
Adele deglutì.
«Che Clara sarebbe venuta a vivere da me, a Savona, dopo il matrimonio.»
Lucas tenne ferma la mano che reggeva il biglietto.
Aveva appena scoperto che qualcuno aveva organizzato una partenza di cui lui non conosceva nemmeno la destinazione.
E guardando Vanessa capì che quella non era ancora la parte più grave.
Per scoprire che cosa Vanessa aveva raccontato a sua madre e quali preparativi aveva nascosto, continua con la Parte 3.













