Per un istante Clara non seppe che cosa fare con le mani.
Doveva guardare Daniele, la collana oppure sua figlia, che teneva il microfono come se il suo peso fosse diventato insopportabile?
Scelse Elisa.
Le si avvicinò e le sfiorò la spalla.
«Hai fatto abbastanza, amore. Adesso ci penso io.»
La ragazza annuì, ma continuò a fissare il padre.
Daniele allungò una mano verso il microfono.
«Clara, risolviamo questa faccenda a casa.»
«Sono tre mesi che a casa ti chiedo dove siano le perle.»
La risposta uscì senza alzare la voce.
Non c’era bisogno che Clara ripetesse la domanda perché tutto il pubblico l’aveva già sentita da Elisa.
Laura arretrò di mezzo passo.
Portò due dita alla chiusura e cercò di aprirla, ma le tremavano le mani.
«Io non sapevo che fossero di sua madre», disse a Clara.
«Daniele mi ha detto che erano un regalo e che lei non le indossava più.»
Clara non poteva sapere se stesse dicendo la verità.
Vide però qualcosa che le impedì di trasformare Laura nel bersaglio più facile: il suo viso era pallido e confuso, non trionfante.
«Non voglio che tu le rompa», disse.
«Toglile con calma e consegnale a me.»
Il presentatore si mosse finalmente.
Annunciò una pausa e invitò il pubblico a tornare ai tavoli.
Qualcuno obbedì, ma molte persone rimasero immobili, con i telefoni già sollevati.
Elisa se ne accorse.
Fece un passo indietro, improvvisamente piccola dentro quel vestito azzurro.
«Possono filmarmi?» sussurrò.
Clara si chinò davanti a lei.
«Non avrebbero dovuto. Ti porto fuori.»
Un responsabile dell’organizzazione si avvicinò e promise di chiedere agli ospiti di non diffondere immagini della minorenne.
Non poteva garantire che qualcuno non avesse già registrato.
Clara lo capì dal modo in cui evitava di guardarla negli occhi.
Laura riuscì ad aprire la chiusura.
Appoggiò la collana su un tovagliolo pulito che un cameriere aveva portato dal tavolo d’onore.
Clara riconobbe il piccolo segno grigio e sentì una fitta, come se sua madre le avesse toccato il polso.
«Le ha prese dalla scatola in camera nostra?» domandò a Daniele.
«Volevo soltanto farle sistemare», rispose lui.
«E poi sono finite al collo di Laura.»
«Non è il posto per discutere.»
Clara ripiegò il tovagliolo con cura.
«Lo hai scelto tu, questo posto. Hai scelto persino dove far sedere me ed Elisa.»
Daniele guardò verso la platea.
La targhetta d’argento del premio era ancora sul leggio, accanto al discorso stampato che aveva preparato.
Per la prima volta sembrò rendersi conto di non poter riportare tutto indietro con un ordine.
«Volevo evitare una serata difficile», disse.
«Per chi?»
Non rispose.
Clara scese dal palco stringendo la mano di Elisa.
Attraversarono una porta laterale e raggiunsero un corridoio silenzioso, dove qualcuno aveva sistemato vasi di ortensie per nascondere le casse dell’impianto audio.
Appena furono sole, Elisa scoppiò a piangere.
«Credevo che saresti andata via prima di vedere il video.»
Clara le tolse delicatamente la pochette dalle mani.
«Come hai trovato quelle registrazioni?»
«Nel vecchio computer della nonna. La zia Teresa ci aveva copiato i filmati quando si era ammalata. C’erano delle cartelle con le date. Io cercavo quello del mio battesimo.»
Teresa era la sorella minore di Margherita.
Aveva aiutato la famiglia dopo il funerale, conservando scatole, fotografie e documenti che Clara non era riuscita neppure ad aprire.
«Perché non sei venuta da me?»
Elisa abbassò gli occhi.
«Perché ogni volta che chiedevo perché papà dormisse fuori, tu dicevi che era stanco. E quando chiedevo delle perle dicevi di aspettare.»
Quelle parole colpirono Clara più delle immagini sullo schermo.
Per proteggerla dalle proprie paure, aveva insegnato a sua figlia a non fidarsi delle risposte che riceveva.
«Hai ragione a volere la verità», disse.
«Ma non dovevi affrontare da sola trecento adulti. La prossima volta portami quello che hai trovato. Sarà compito mio occuparmene.»
«Sei arrabbiata con me?»
«Sono spaventata per te. È diverso.»
Elisa si aggrappò alla madre.
Clara la strinse e si accorse che il vestito azzurro odorava del sapone che usavano in casa.
Era sua figlia, non una testimone da esibire.
Nel corridoio comparve Laura, senza collana.
Teneva in mano il cartellino con il proprio nome, staccato dal tavolo d’onore.
«Posso parlare un momento con lei?» domandò.
Clara fece cenno a Elisa di sedersi poco più avanti, su una panca dalla quale poteva vederla.
«Poche parole», rispose.
«Daniele mi aveva detto che eravate separati da quasi un anno.»
Clara sentì il pavimento mancarle sotto i piedi.
Daniele era stato assente, certo; aveva dormito spesso in cantiere, risposto tardi ai messaggi, evitato le cene.
Ma non c’era stata alcuna separazione.
«Non è vero.»
Laura chiuse gli occhi.
«Mi aveva anche promesso che dopo il premio avrebbe chiarito tutto.»
«Che cosa avrebbe chiarito?»
Laura esitò e si guardò alle spalle.
«Che presto avrei avuto un ruolo diverso in azienda. Non soltanto come assistente.»
Prima che Clara potesse chiedere altro, un uomo dai capelli bianchi entrò nel corridoio.
Era Pietro Bassi, il commercialista che aveva seguito i primi anni di Rinaldi Costruzioni, prima che Daniele cambiasse studio.
Clara non lo vedeva da tempo.
«Ho visto i filmati», disse Pietro.
«La signora Margherita conservava molto più delle cassette. Se vuoi capire che cosa è successo davvero ai soldi che vi diede, devi vedere i documenti che mi chiese di custodire.»
Il telefono di Clara vibrò nella borsetta.
Era Daniele.
Per un attimo pensò di non rispondere, poi aprì soltanto il messaggio.
«Non portare Elisa via senza parlarmi. Stai distruggendo tutto per una collana.»
Clara rilesse quelle parole.
Non nominava la promessa fatta a Margherita, il video del magazzino o la paura della loro figlia.
Nominava la collana, come se ventidue anni di vita potessero essere ridotti al valore di un gioiello.
Scrisse una risposta breve.
«Elisa viene a casa con me. Domani potrai parlarle, se lei vorrà. Non coinvolgerla in questa discussione.»
Spense lo schermo e si rivolse a Pietro.
«Non voglio altri segreti davanti a mia figlia. Qualunque cosa tu sappia, ne parleremo tra adulti.»
Pietro annuì senza offendersi.
Clara guardò Elisa sulla panca, poi le perle strette nel tovagliolo.
Per vent’anni aveva creduto che il sacrificio di sua madre fosse soltanto un ricordo di famiglia.
Adesso c’era qualcuno che parlava di carte, date e firme.
E Daniele non le aveva mai detto che esistessero.
Per scoprire che cosa Margherita aveva lasciato a Pietro, continua con la Parte 3.













