Chiamai Elena immediatamente.
Nessuna risposta.
Provai di nuovo.
Poi una terza volta.
Alla quarta rispose Marco.
«Smettila.»
La sua voce era bassa e tesa.
«Passami Elena.»
«Sta facendo colazione.»
«Passami mia figlia.»
«Irene, stai creando un problema enorme per niente.»
«Hai portato in vacanza dei documenti per cambiare l’affidamento?»
Silenzio.
«Sonia ti ha chiamata.»
Non era una domanda.
«Passami Elena.»
«Stai coinvolgendo nostra figlia in una questione tra adulti.»
Per poco non urlai.
Poi mi ricordai di una cosa.
Marco funzionava meglio quando riusciva a farmi perdere il controllo.
Così abbassai la voce.
«Ho detto di sì a questa vacanza perché Elena mi aveva promesso una telefonata ogni sera. Se adesso mi impedisci di parlarle, registro anche questo.»
Silenzio.
Trenta secondi dopo sentii la voce di mia figlia.
«Mamma?»
Era diversa.
«Sei sola?»
«Sì.»
«Ne sei sicura?»
«Sono in camera.»
Inspirai.
«Papà ti ha fatto firmare qualcosa?»
Dall’altra parte non sentii nulla.
«Elena.»
«Non era una firma.»
Mi si strinse lo stomaco.
«Cosa era?»
«Mi ha fatto scrivere una lettera.»
«Che lettera?»
«Una cosa per l’avvocato.»
Mi appoggiai al tavolo.
«Quando?»
«Ieri.»
«Cosa ti ha chiesto di scrivere?»
«Che vorrei stare più tempo con lui.»
Chiusi gli occhi.
«È quello che vuoi?»
Elena rimase in silenzio.
«Tesoro. Non devi proteggere me. Non devi proteggere papà. Voglio solo sapere quello che vuoi tu.»
«Non lo so.»
La voce le si spezzò.
«Papà ha detto che non significa che non ti vedrei più.»
«Cos’altro ti ha detto?»
«Che sarebbe più facile per la scuola.»
«La tua scuola è a dieci minuti da casa mia.»
«Lo so.»
«Cos’altro?»
Sentii il suo respiro cambiare.
«Che tu probabilmente ti rifarai una vita.»
Quelle parole mi fecero più male di tutto il resto.
«E che magari quando avrai qualcuno…»
Si fermò.
«Continua.»
«Forse vorrai più libertà.»
Capivo improvvisamente.
La stessa paura che Elena aveva usato contro di me prima della vacanza.
Hai paura che Sonia ti sostituisca.
Non era nata dal nulla.
Qualcuno aveva piantato quell’idea.
Solo che l’aveva girata al contrario.
Non ero io ad avere paura di essere sostituita.
Marco stava convincendo Elena che sarei stata io a sostituire lei.
«Elena, ascoltami.»
La mia voce tremava.
«Non esiste una relazione, un lavoro, una casa o una nuova vita in cui tu diventi un ostacolo.»
Dall’altra parte sentii un singhiozzo.
«Mai.»
«Mamma…»
«Mai.»
Poi la porta della sua camera si aprì.
Sentii Marco.
«Con chi stai parlando?»
La chiamata terminò.
Quella fu la prima volta in due anni in cui smisi di preoccuparmi di sembrare la ex moglie difficile.
Chiamai la mia avvocata.
Le raccontai tutto.
La collana.
Le fotografie.
La lettera.
I documenti.
Le telefonate.
Mi disse di non partire alla cieca e di non creare uno scontro davanti a Elena.
Ma mi disse anche una cosa molto chiara.
«Se tua figlia ti chiede di tornare a casa, suo padre non può semplicemente impedirle di contattarti o trattenere i suoi documenti personali.»
Quella sera aspettai la telefonata di Elena.
Alle 21:00 niente.
21:15.
21:30.
Alle 21:43 ricevetti un messaggio.
Mamma, vieni a prendermi.
Sotto c’era una seconda frase.
Per favore non chiamare papà prima di arrivare.













